Il padre di una donna, in coma da 12 anni, chiede di staccare le macchine che la tengono in vita. Ma la proposta legge sul Biotestamento è ferma
Elisa è una donna 46enne di Mestre, in coma da 12 anni, ridotta in stato vegetativo dopo un grave incidente. Dopo anni trascorsi attaccata alle macchine che la tengono in vita, il padre – che se ne occupa – rivolge un appello accorato allo Stato affinché dia a sua figlia la possibilità di “terminare una vita che non è vita, ponendo fine a condizioni drammatiche”.
La proposta di legge sul Biotestamento, però, dopo l’approvazione alla Camera lo scorso aprile, è ferma in Senato, bloccata da 3mila emendamenti e, salvo colpi di scena, è difficile che possa vedere la luce in questa legislatura.
Eppure, di storie come quella di Elisa, ce ne sono tantissime nel nostro paese. Ma sono storie di cui la politica sembra non interessarsi. L’associazione “Luca Coscioni”, da sempre in prima linea nella battaglia per il Biotestamento, si è impegnata a sostenere la famiglia, affermando che “alla politica il dramma di queste persone non importa”.
I ritardi della politica, però, si riverberano sulla pelle e sulle esistenze delle persone come Elisa, in coma da 12 anni, e delle loro famiglie. Famiglie che da anni attendono un testo normativo che possa dare la possibilità di scelta su come porre fine alla propria vita, senza prolungare nel tempo pesanti sofferenze.
Negli ultimi mesi è stato emblematico il caso di dj Fabo, ma non vanno dimenticati anche Piergiorgio Welby e Luca Coscioni: tutte persone che, con la loro testimonianza, hanno portato alla luce, a livello nazionale, il diritto all’eutanasia.
La storia di Elisa rilancia, oggi il “bisogno immediato di una legge sul Biotestamento” così come riferito dal padre, Giuseppe, che per ragioni di privacy non ha voluto rivelare il proprio cognome. La figlia, di 46 anni, dal 22 febbraio 2006 è tenuta in vita grazie all’aiuto delle macchine ed è ricoverata nell’Antica Scuola Santa Maria dei Battuti di Mestre.
“Tutto questo deve finire. Si stacchi la spina”, dichiara disperato il padre Giuseppe. “Non è più vita, è sofferenza, è il nulla: lo Stato deve fare qualcosa per liberare queste persone”, prosegue il padre di Elisa, che è stato contattato da Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni. L’uomo ha affidato il suo appello a un’intervista al Corriere del Veneto, dichiarando di “volere una legge, che ci sia comprensione per queste condizioni, che non sono vita”. E a chi lo invita a esporsi maggiormente per perorare la sua causa di sua figlia, il signor Giuseppe si mostra restio ricordando la vicenda del padre di Eluana Englaro. “Guardi come fu attaccato Englaro – ha dichiarato – Io non voglio farne una battaglia personale, non è mia figlia il problema, è altro”.
In una nota, l’associazione Luca Coscioni ha chiesto “un’assunzione di responsabilità ad un legislatore che se avesse volontà politica approverebbe immediatamente una legge che gli italiani aspettano da troppo tempo”. Il padre della donna, nella sua intervista al Corriere del Veneto, ha poi aggiunto: “Vorrei che non si dovesse arrivare a soluzioni estreme. Sono stato contattato dall’associazione Luca Coscioni ma ritengo che non sia giusto dover arrivare a rivolgersi ad un’associazione o a ricorrere a scorciatoie. Se portassi Elisa a casa, con il consenso del giudice. Beh, tutti sanno cosa succede quando un paziente nelle condizioni di mia figlia viene portato a casa. E tutti fanno finta di non sapere”.
Sul sito della campagna Eutanasia Legale, intanto, l’associazione Luca Coscioni ha attivato un sistema che dà la possibilità a ogni cittadino di “contattare il proprio parlamentare” chiedendo spiegazioni su ciò che sta succedendo in Parlamento in merito alla legge sul Biotestamento.
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