Accolto il ricorso dell’Inail contro un lavoratore al quale i Giudici del merito avevano riconosciuto il diritto all’indennizzo per inabilità permanente sulla base di un arrotondamento della percentuale di danno biologico dal 5,9% al 6%

“In tema di inabilità permanente, il danno biologico da malattia professionale, o da infortunio sul lavoro, è indennizzabile, ai sensi dell’art. 13, comma 2, del d.lgs. 28 febbraio 2000, n. 38, solo se è pari o superiore al sei per cento, con la conseguenza che un danno percentuale inferiore a tale soglia, sia pure per frazioni di punto, non dà diritto a indennizzo, dovendosi escludere la possibilità di un arrotondamento al punto superiore”. E’ il principio ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 11057/2020.

Nel caso esaminato la Corte d’appello, in riforma della decisione di primo grado, aveva accolto la domanda proposta da un lavoratore per il riconoscimento dell’origine professionale delle malattie di ipoacusia bilaterale e neuroangiopatia agli arti superiori da cui era affetto.

Il Collegio territoriale, nello specifico, aveva aderito ai rilievi del ctu nominato, il quale aveva accertato la rilevanza della sola ipoacusia e, sulla base del tracciato audiometrico, aveva quantificato complessivamente un danno biologico pari all’11,8 %, individuando una percentuale di ipoacusia percettiva professionale pari al 5,9%, che arrotondava al 6%.

L’Inail, nell’impugnare la decisione di merito eccepiva che il Giudice di secondo grado avesse operato un arrotondamento della percentuale dei postumi permanenti dal 5,9 al 6%, così determinando l’insorgere del diritto all’indennizzo.

La Cassazione ha effettivamente ritenuto fondato il motivo del ricorso cassando la pronuncia d’appello e rigettando la domanda dell’attore, non ravvisandosi la necessità di ulteriori accertamenti in fatto.

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