Oltre al periodo già riconosciuto dal 22.11.2018 al 17.01.2019, l’inabilità lavorativa assoluta determinata dall’infortunio deve essere riconosciuta anche nell’ulteriore periodo intercorso dal 22.01.2019 al 12.04.2019 (Tribunale di Parma, Sentenza n. 166/2021 del 17/11/2021 RG n. 913/2019)

Il lavoratore invoca il riconoscimento dell’inabilità fisica dal giorno 22/01/2019 e sino alla ripresa dell’attività lavorativa poiché derivante da infortunio occorso in data 22/01/ 2018. Il ricorrente, vigilante non armato, subiva un infortunio in data 22.11.2018 quando, nell’espletamento della propria prestazione lavorativa presso il supermercato di Parma, scivolava su una chiazza di olio alimentare incolore accidentalmente sparso da un cliente sul pavimento presso le casse. Dopo un periodo di inabilità temporanea riconosciuto dall’Inail sino al 18.01.2019 , tornava al lavoro in data 19.01.2019 e, due giorni dopo, ovvero il 21.01.2019, terminato il turno di lavoro trascorso interamente in piedi e camminando, accusava gonfiore in tutto l’arto inferiore sinistro, con impotenza funzionale, di talché si rivolgeva al proprio medico di base, il quale certificava una condizione di inabilità temporanea lavorativa assoluta causalmente riconducibile all’infortunio con decorrenza dal 22.01.2019.

Il ricorrente sostiene che l’Inail abbia errato nel riconoscergli una condizione di inabilità assoluta limitatamente al periodo dal 22.11.2018 al 18.01.2019, essendo perdurato tale stato di incapacità a svolgere la propria prestazione lavorativa asseritamente sino al 31.05.2019, e a non riscontrare postumi permanenti in capo a se medesimo per effetto dell’infortunio subito.

Il CTU, in relazione all’individuazione del periodo di inabilità temporanea assoluta determinato dall’infortunio, ha rilevato “tale inabilità, nonostante l’iniziale chiusura dell’infortunio da parte dell’ente previdenziale in data 17.1.19, si è in realtà ulteriormente protratta”.

“Pur in assenza di visite specialistiche e di valutazione cliniche dell’Ente effettuate in concomitanza con suddetta richiesta di riammissione di temporanea, la persistenza di un quadro significativamente disfunzionale e sostanzialmente sovrapponibile a quello rilevato nel primo periodo di temporanea inabilità riconosciuto dall’Ente pare comunque confermata dall’analisi combinata delle immagini degli accertamenti strumentali eseguiti tra fine gennaio e inizio febbraio 2019 (Ecografia muscolo tendinea ed RMN coscia sinistra) con la visita specialistica fisiatrica effettuata nel marzo 201 9. In tale occasione lo specialista fisiatra confermava infatti la persistenza di una lesione “non ancora risolta” ravvedendo la necessità peraltro di ulteriori trattamenti terapeutici. Tale lunga persistenza del ruolo “invalidante” della lesione trova coerenza non solo nelle caratteristiche intrinseche della lesione stessa ma anche nelle evidenze scientifiche sull’argomento. Da ricordare infatti che il lavoratore ha riportato a seguito dell’infortunio una lesione di III grado del bicipite femorale; nonostante esista ancora una certa difformità nella classificazione delle lesioni muscolari (da trauma indiretto come nel caso specifico) a causa verosimilmente di termini diversi che vengono spesso (e non sempre correttamente) utilizzati come sinonimi (contrattura, elongazione, stiramento, distrazione, strappo, rottura, lacerazione), vi è comunque sostanziale uniformità nel considerare come di entità severa una lesione di III grado. Infatti, la lacerazione muscolare in tali casi varia da una rottura parziale, ma comunque generalmente di oltre ¾ della superficie di sezione anatomica del muscolo, ad una rottura completa dell’intero ventre muscolare. I tempi di guarigione e di effettivo recupero non solo sono correlati in modo direttamente proporzionale all’entità della lesione riportata (ovvero più è grave la lesione maggiore è il tempo necessario per il recupero), ma sono anche dipendenti dal tipo di riabilitazione messa in atto, da fattori soggettivi e da eventuali comorbidità, come ad esempio nel caso specifico il diabete mellito, che possono influenzare la capacità di risposta individuale, potendo richiedere nel caso di lesioni di III grado, anche diversi mesi per la guarigione. In merito alla durata complessiva del periodo di inabilità temporanea assoluta, occorre precisare che oltre al periodo già riconosciuto dall’ente previdenziale (22/11/18 – 17/1/2019), sembra opportuno anche riconoscere il periodo successivo intercorrente tra il 22/1/19 (giorno di riapertura della temporanea da parte del MMG) ed il 12/4/2019, data di probabile completamento degli ulteriori trattamenti fisioterapici prescritti dallo specialista fisiatra. L’assenza altresì di qualsivoglia successiva documentazione specialistica (clinica e/o strumentale) attestante la persistenza del quadro clinico ovvero la ulteriore necessità di qualsivoglia tipo di fkt) non permette infatti di ritenere ulteriormente prolungabile la temporanea in termini di assoluta inabilità lavorativa”.

Quindi, oltre al periodo già riconosciuto dal 22.11.2018 al 17.01.2019, l’inabilità lavorativa assoluta determinata dall’infortunio deve essere riconosciuta anche nell’ulteriore periodo intercorso dal 22.01.2019 al 12.04.2019.

Per quanto riguarda i postumi permanenti, il CTU ha riscontrato un danno biologico valutabile nella misura del 4%.

Rigettata pertanto la relativa domanda di condanna al pagamento dell’indennizzo conseguente all’accertamento di una lesione dell’integrità psico-fisica, posto che l’Inail ai sensi dell’art. 13 d.lgs. n. 38/2000 non indennizza le menomazioni concretanti un danno biologico inferiore al 6%.

Avv. Emanuela Foligno

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