Se l’incidente è provocato da un cane non randagio non può invocarsi la responsabilità del Comune o della ASL, ma deve reclamarsi la responsabilità del padrone o di colui che se ne serve

La vicenda

L’esponente aveva dichiarato che in una sera di dicembre del 2011 mentre si trovava a bordo della propria autovettura, all’improvviso si vedeva tagliare la strada da un grosso cane randagio. L’uomo aveva precisato di non aver potuto evitare l’impatto; cosicché aveva agito in giudizio contro il Comune e l’ASL al fine di ottenere il risarcimento de danni al mezzo e alla persona derivanti dall’incidente.

Il Comune costituitosi in giudizio, aveva eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, invocando la responsabilità esclusiva o concorrente del conducente nella determinazione dell’evento, ed evidenziando che non vi fosse prova della presenza di un cane randagio sul luogo del sinistro.

Anche l’ASL si era costituita in giudizio, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva e l’assenza di responsabilità a sé imputabile, negando che fosse stata fornita la prova della natura randagia del cane.

All’esito del giudizio di primo grado l’adito Giudice di Pace accoglieva la domanda attorea.

La sentenza è stata impugnata dinanzi al Tribunale di Lecce (Prima Sezione, sentenza n. 3410/2019) che ha ribaltato l’esito del processo, evidenziando che il presupposto per l’invocazione della responsabilità di ASL e Comune, è in primo luogo la dimostrazione che l’incidente sia stato determinato da un cane randagio e non da un cane di proprietà di privati.

Del resto, la giurisprudenza più recente nel delimitare i casi in cui Comune o ASL sono chiamati a rispondere per i danni prodotti da cani randagi, ha rimarcato in modo evidente la necessità che il danneggiato assolva al proprio onere probatorio ai sensi dell’art. 2043 c.c., dimostrando che l’evento è stato determinato da un fatto colposo degli enti (Cass. Civ., sent. n. 31957/2018; 18954/2017).

L’accertamento del fatto

Se il danno è provocato da un cane non randagio, infatti, non può invocarsi la responsabilità del Comune o della ASL (chiamati a intervenire solo rispetto al fenomeno del randagismo), ma deve reclamarsi la responsabilità del padrone o di colui che se ne serve, ai sensi dell’art. 2052 c.c..

E invero, nel caso in esame, il danneggiato non aveva fornito la prova che il cane responsabile del sinistro fosse randagio. In sede di interrogatorio formale egli aveva affermato di non ricordare cosa il cane avesse al collo (“mi sembra cuoio scuro”) e aveva precisato che la strada percorsa era una strada statale costeggiata da terreni agricoli e da case sparse.

Il medico, dipendente ASL intervenuto dopo l’evento, aveva confermato che il cane, da lui personalmente visionato dopo l’incidente, fosse di grossa taglia, razza rottweiler, di colore nero focato e con un collare in cuoio.

Anche una testimone che aveva assistito all’impatto in quanto seguiva l’auto dell’attore, aveva riferito che il cane era provvisto di un collare e che lo stesso fosse sbucato dai cespugli adiacenti al margine della carreggiata, dove vi erano case sparse.

Il fatto che fosse dotato di un collare di cuoio, portava indubbiamente a escludere che fosse un cane randagio.

La razza Rottweiller, peraltro – ha osservato il Tribunale salentino – “ha uno specifico mercato, come da nozione di comune esperienza, per cui è altamente probabile che il cane [fosse] stato acquistato da un privato”.

Il fatto invece, che altri testimoni avessero riferito che il cane fosse malandato, sporco e che non era tenuto bene, non è stato ritenuto elemento idoneo a dimostrare il contrario.

Invero, ai sensi dell’art. 2052 c.c. “il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”.

Dunque, la responsabilità del proprietario sussiste anche nei casi in cui l’animale sia fuggito o smarrito.

Parimenti privo di rilievo, è stato ritenuto il fatto che l’animale fosse privo di microchip, poiché tanto non mutava la natura stessa del cane.

Ebbene, tutti questi elementi, escludevano in radice che vi fosse un obbligo di intervento da parte del Comune e dell’ASL. Perciò, in accoglimento dell’appello presentato dalle parti convenute il Tribunale di Lecce ha revocato la condanna al risarcimento del danno e al pagamento delle spese di lite.

La redazione giuridica

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