Lo stipendio da considerare come base di calcolo dell’indennità di buonuscita del pubblico dipendente è quello relativo alla qualifica di appartenenza e non già quello rapportato all’esercizio temporaneo delle mansioni relative alla superiore qualifica di dirigente

È quanto ha ribadito la Sezione Lavoro della Cassazione, con l’ordinanza n. 22011 del 3 settembre scorso.

Il ricorrente, dipendente dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con inquadramento nel livello F5 del CCNL di comparto, aveva appellato la decisione resa dalla Corte d’appello di Trieste che, confermando la sentenza di primo grado, aveva rigettato la sua istanza di riconoscimento del diritto al ricalcolo dell’indennità di buonuscita, su una base di computo data dal trattamento retributivo di dirigente di seconda fascia, percepito in ragione dell’incarico dirigenziale rivestito nel corso del rapporto, comprensivo dell’indennità di posizione.

A sostegno della propria decisione la Corte di merito aveva richiamato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui i funzionari, cui nel corso del rapporto sia stato conferito l’incarico di ricoprire temporaneamente una posizione dirigenziale vacante, se hanno diritto ad una retribuzione commisurata, per relationem, a quella prevista per i dirigenti, non divengono per questo destinatari della disciplina dettata per gli appartenenti alla predetta qualifica dal relativo CCNL ed in particolare, delle norme relative alla determinazione della base di computo utile ai fini del calcolo dell’indennità di buonuscita.

Il principio di diritto

Ebbene, la Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia impugnata ribadendo il seguente principio di diritto: “Nel regime dell’indennità di buonuscita spettante ai sensi del D.P.R. n. 1032 del 1973, artt. 3 e 38 al pubblico dipendente che non abbia conseguito la qualifica di dirigente e che sia cessato dal servizio nell’esercizio di mansioni superiori in ragione dell’affidamento di un incarico dirigenziale temporaneo di reggenza ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, lo stipendio da considerare come base di calcolo dell’indennità medesima è quello relativo alla qualifica di appartenenza e non già quello rapportato all’esercizio temporaneo delle mansioni relative alla superiore qualifica di dirigente, orientamento che presuppone l’inapplicabilità nella specie, della parte normativa dei contratti collettivi per l’area dirigenziale, ai cui fini resta del tutto irrilevante, come correttamente sostenuto dalla Corte territoriale, il tenore del provvedimento di conferimento dell’incarico dirigenziale”.

La redazione giuridica

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