Non vi è alcuna connessione logica tra il sequestro di sostanza stupefacente, ritrovata nelle tasche di un soggetto a piedi, e la disciplina del possesso della patente, di talché deve essere annullato il provvedimento che ne dispone la revisione

La vicenda

Il Tar Toscana aveva accolto il ricorso principale e i motivi aggiunti con i quali il ricorrente aveva impugnato i due atti della motorizzazione civile, che avevano disposto la revisione della patente di guida di cui egli era titolare, mediante nuovo esame di idoneità psicofisica.

Il primo provvedimento era stato adottato dopo che l’Ufficio territoriale di governo (UTG) aveva comunicato al suddetto Ufficio di Motorizzazione civile che il ricorrente era stato segnalato dalla Guardia di Finanza per essere stato trovato in possesso di un piccolo quantitativo di hashish mentre camminava, a piedi, nella città di Firenze.

Ai sensi dell’art. 75, comma 4, del d.P.R. n. 309 /1990, l’UTG-aveva proceduto a colloquio con l’interessato, che si era impegnato ad astenersi per il futuro dal ripetere l’atto. Lo stesso UTG aveva applicato nei suoi confronti il provvedimento di invito formale a non fare più uso della suddetta sostanza e aveva proposto all’Ufficio della motorizzazione civile di valutare l’opportunità di disporre la verifica della sussistenza dei requisiti psicofisici di idoneità alla guida del predetto, ai sensi dell’art. 128 del d.lgs. n. 285/1992 (Codice della strada).

La revisione della patente di guida veniva quindi, disposta con atto adottato senza previa comunicazione all’interessato di avvio del procedimento, nel presupposto della sussistenza delle esigenze di celerità menzionate dall’art. 7, comma 1, della l. n. 241/1990.

Il successivo atto veniva emanato dallo stesso Ufficio della motorizzazione civile, dopo che il Tar Toscana aveva adottato, in sede cautelare, l’ordinanza di sospensione degli effetti dell’atto impugnato con il ricorso principale, avendo ravvisato un fumus boni iuris nel motivo di ricorso relativo alla violazione dell’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento.

Tale provvedimento è stato impugnato dapprima con ricorso al Tar e successivamente dinanzi al Consiglio di Stato (Sezione Seconda, sentenza n. 5868/2019), i quali hanno confermato l’annullamento della revisione.

La pronuncia del Consiglio di Stato

L’art. 128, comma 1, del Codice della strada, nel testo vigente alla data di adozione degli impugnati provvedimenti, stabiliva che gli Uffici provinciali della Direzione generale della Motorizzazione civile, nonché il prefetto, nei casi previsti dall’art. 187 dello stesso Codice, potessero disporre che i titolari di patente di guida fossero sottoposti a visita medica presso la commissione medica locale o ad esame di idoneità qualora sorgessero dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica.

La disciplina dell’art. 187 si riferisce in modo chiaro alle ipotesi di guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope e dunque, ai soggetti alla guida di veicoli.

Solo con l’art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 59/2011, modificato dall’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 2/2013, è stato introdotto nell’art. 128 del Codice della strada il comma 1-sexies, che ha previsto che “può essere disposta la revisione della patente di guida nei confronti delle persone a cui siano state applicate le misure amministrative di cui all’articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Il prefetto dispone la revisione con il provvedimento di cui all’articolo 75, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309”.

Alla luce di tale quadro normativo vigente all’epoca dei fatti, il Consiglio di Stato ha rilevato che nella fattispecie in esame, non ricorreva alcun elemento di connessione dei provvedimenti adottati con la conduzione di un veicolo da parte dell’odierno appellato, in quanto colto nel possesso di hascisc mentre camminava a piedi.

Secondo il consolidamento insegnamento della giurisprudenza amministrativa il sequestro di sostanze stupefacenti a carico di soggetto che non era alla guida di un’auto, né era appena sceso da un veicolo o stava per accingersi alla sua guida, non può “costituire circostanza di fatto e di diritto idonea giustificare l’adozione a carico dell’appellante di una determinazione di tipo restrittivo del genere di quella assunta, non potendosi l’episodio farsi ricadere nell’ambito applicativo delle disposizioni che regolano la materia contemplata dal codice della strada” (Cons. Stato, sez. IV 20 gennaio 2015, n. 139).

La decisione

Infatti, in tali circostanze, non è ravvisabile alcuna connessione logica tra l’accertato sequestro della sostanza stupefacente e la disciplina del possesso della patente di guida e, “anche a voler ritenere che la misura adottata abbia una funzione precauzionale e di prevenzione, non può certo essere sufficiente quel singolo, unico episodio di detenzione di una sostanza stupefacente a giustificare, in assenza di altri elementi di fatto e giudizio, l’adozione di un atto in cui si mette in discussione l’idoneità psico-fisica” di un soggetto ai fini della conduzione di mezzi di trasporto”. (Cons. Stato n. 139/2015).

Un tale episodio, debitamente accertato e contestato “ha certamente una sua rilevanza, ma ad altri fini di tutela e prevenzione”, in relazione ai quali, del resto la Prefettura aveva già provveduto ai sensi dell’art. 75 del d.P.R. n. 309 /1990; non vi era perciò ragione di discutere circa l’idoneità alla guida del soggetto ricorrente. E dunque il provvedimento di revisione della patente di guida è stato annullato.

La redazione giuridica

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