Condanna a un anno per una dottoressa accusata di omicidio colposo per la morte di un giovane, deceduto dopo una gita in bici per un arresto cardiovascolare a seguito di infarto miocardico acuto. Ma la difesa annuncia appello
Morì all’età di 34 anni, nell’agosto del 2013, dopo una giornata trascorsa in bici sul Monte Goriane, in Friuli. A stroncarlo, secondo il consulente del Pm, fu un “arresto cardiovascolare” dovuto a “ infarto miocardico acuto della parete anteriore con occlusione trombotica dell’arteria coronarica discendente”. Una tragedia che, tuttavia, secondo l’esperto, si sarebbe potuta evitare.
Per tale motivo il Tribunale di Udine ha ritenuto colpevole di omicidio colposo un medico di 46 anni, condannato a un anno di reclusione. Il camice bianco era intervenuto con l’elicottero del 118 su richiesta degli amici della vittima, dopo che questa aveva avvertito un malore.
La dottoressa, tuttavia, decise di non disporre nessun ricovero urgente, ritenendo il caso non così grave da richiedere il trasporto aereo in Ospedale a Pordenone. Nel referto il medico parla di “verosimile disidratazione” dopo una gita in bicicletta, e di “soggetto ansioso” che riferiva “dolore toracico spalla sx”. Al paziente, come riporta il Messaggero Veneto, venne consigliato di scendere autonomamente a valle e di recarsi presso un presidio ospedaliero per effettuare un elettrocardiogramma.
Durante tale tragitto sull’auto di un amico, tuttavia, il giovane aveva accusato un secondo malore. La nuova richiesta di soccorsi aveva determinato l’intervento di un’ambulanza e di un elicottero austriaci. Il paziente era quindi stato trasportato all’Ospedale di Klagenfurt, dove era deceduto in serata nonostante il ricovero in terapia intensiva.
Secondo l’ipotesi accusatoria, con l’allontanamento dell’eliambulanza del 118, il ragazzo sarebbe stato “lasciato al suo destino, a fronte di una diagnosi errata e di una prescrizione priva di qualsiasi razionale”.
Il perito della Procura ha anche calcolato che, in caso di trasferimento in Ospedale con l’elicottero, l’arresto cardiaco si sarebbe verificato presso il nosocomio di Pordenone e non durante il tragitto. Quindi, a suo avviso, “da un punto di vista statistico, le probabilità di salvezza erano di per sé elevatissime”.
Di qui la sentenza di condanna emessa dal Gup, che ha anche disposto a favore della zia della vittima, costituitasi parte civile, un risarcimento da stabilire in sede civile. La difesa ha annunciato ricorso in appello. L’avvocato della dottoressa aveva chiesto per il medico l’assoluzione piena sulla base di una perizia che giungeva a conclusioni diametralmente opposte rispetto a quella dell’accusa.
Secondo i consulenti di parte, infatti, i parametri presentati dal paziente offrivano un quadro clinico normale. Il dolore allo sterno non sarebbe sintomo esclusivo dell’ infarto miocardico acuto. Inoltre, la dottoressa avrebbe tenuto conto di una serie di fattori quali il caldo, la salita affrontata con la bicicletta e la birra bevuta. Per il legale della donna, dunque, la diagnosi era stata corretta.
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