Il medico, in base a quanto riportato in un esposto giunto all’Azienda santaria, avrebbe pronunciato insulti omofobi nei confronti di un paziente sotto anestesia per un intervento

I colleghi lo avrebbero sentito presenti in sala operatoria lo avrebbero sentito pronunciare insulti omofobi verso un paziente sotto anestesia per un intervento. In seguito all’episodio il chirurgo, primario in un ospedale del varesotto, sarebbe stato sospeso dall’Azienda sanitaria di riferimento.

“Non è giusto che in questo periodo di emergenza io debba perdere tempo per operare questi froci”, sarebbe una delle frasi pronunciate ad alta voce dall’uomo, secondo quanto riportato in un esposto inviato ai vertici dell’Asst, all’Ordine dei medici di Varese, al Tribunale per i diritti del malato.

Durante l’intervento, in base a quanto ricostruito nella segnalazione, il camice bianco “cominciava a innervosirsi senza motivo apparente, nonostante il paziente reggesse bene l’anestesia generale e non si evidenziassero particolari difficoltà tecniche, tanto da cominciare in modo gratuito e senza motivo a insultare il paziente che in quel momento era in anestesia profonda”. 

I presenti, prosegue l’autore dell’esposto, “rimanevano stupefatti, attoniti, da tanta violenza verbale”. A un certo punto un altro dottore sarebbe intervenuto per chiedere al primario se avesse qualche problema con gli omosessuali suscitando una reazione ugualmente violenta: “Sì, ho dei problemi. Chi sei tu? Mi stai innervosendo, esci immediatamente dalla sala” avrebbe risposto il professionista.

Sul caso è intervenuto il presidente della Federazione dei medici, Filippo Anelli.

“Doveri del medico – ha commentato – sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera’. Così recita, all’articolo 3, il nostro Codice di Deontologia medica, che antepone questo principio di curare tutti, senza discriminazioni dovute al sesso, all’identità di genere o all’orientamento sessuale, a ogni altro dovere o precetto”.

“Se veramente un medico, in sala operatoria, ha mostrato fastidio verso un presunto orientamento sessuale del paziente – ha aggiunto – questo è un fatto gravissimo, perché, se così è stato, quel chirurgo ha, in quel momento, rinnegato, negando la sua premessa, i principi del Codice. Comprendiamo il possibile burnout dovuto al periodo, visto che il fatto sarebbe avvenuto il 25 marzo, nel pieno dell’epidemia di Covid-19, ma questa non può essere, in alcun modo, una scusante per affermazioni quali quelle segnalate”.

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