Mamma e figlia morte per infezione batterica prima del parto,  due ginecologi verso il processo

0

I due medici, secondo la Procura, agirono con imperizia e negligenza trascurando i sintomi della donna e diagnosticandole erratamente una febbre causata da gastrointerite

Omicidio colposo e procurato aborto. Sono queste le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Brescia nei confronti di due ginecologi degli Spedali Civili che erano stati iscritti nel registro degli indagati in seguito alla morte di una trentenne all’ottavo mese di gravidanza. La donna, già mamma di due bambini, è scomparsa la notte tra il 30 e il 31 dicembre scorso a causa di un’infezione batterica, poche ore dopo il decesso del feto che portava in grembo, una bimba che avrebbe dovuto chiamarsi Camilla.

La giovane si era recata in Ospedale la sera del 30 con febbre alta; secondo il Procuratore aggiunto i due medici che erano di guardia quella notte in Ospedale non avrebbero preso in considerazione “i sintomi indicativi di un quadro clinico di sepsi” al momento del ricovero della paziente e le diagnosticarono una febbre causata da una gastroenterite. Tale diagnosi non venne modificata neppure dopo i sintomi manifesti dell’infezione batterica. I due, inoltre, si sarebbero disinteressati della paziente facendola seguire da una specializzanda e da un’ostetrica con meno di un anno di esperienza. Di qui le accuse di ‘imperizia e negligenza’.

L’atteggiamento dei medici non passò inosservato alla donna, che in quelle ore mandò diversi messaggi al marito, in cui lamentava dolori e poca attenzione nei suoi confronti da parte del personale sanitario. La mattina del 31, intorno alle 7, il tracciato della piccola nascitura era piatto. Poche ore dopo la mamma veniva portata in sala operatoria per il cesareo ma anche lei non sopravviveva all’intervento, che si chiudeva con la constatazione del decesso.

I vertici ospedalieri hanno fatto sapere di essere stati informati dai due medici dell’indagine nei loro confronti. “Pur non essendo sul piano formale direttamente chiamata in causa –si legge in una nota – l’Azienda presterà massima attenzione a quanto emergerà nell’ambito del procedimento avviato dall’Autorità Giudiziaria e si riserva ogni valutazione e determinazione conseguente alla conclusione del procedimento medesimo. Ancorché si tratti un evento oggetto di particolare attenzione mediatica –prosegue il comunicato – l’Azienda si regolerà seguendo criteri e modalità che sono adottati per prassi in tutte le situazioni di possibili responsabilità professionali”.

I due indagati ora hanno venti giorni di tempo per chiedere, se riterranno, d’essere interrogati, dagli inquirenti. In caso contrario la procura chiederà il rinvio a giudizio e in merito sarà chiamato a pronunciarsi un gup.

 

Hai avuto un problema analogo e ti serve una consulenza gratuita? scrivi a redazione@responsabilecivile.it o telefona al numero 3927945623

- Annuncio pubblicitario -