Spetta all’assicuratore l’onere di provare il limite dell’obbligazione indennitaria, costituito dal massimale pattuito, mediante la produzione del documento contrattuale, anche se diverso dalla polizza

A seguito di un incidente stradale perdevano la vita un motociclista e la moglie del conducente del veicolo antagonista. Radicate, dunque, diverse cause risarcitorie – successivamente riunite – innanzi al Tribunale di Siracusa, sia da parte degli eredi dell’una che dell’altra vittima (al quale prendevano parte, oltre all’INAIL, anche le società assicuratrici per la rca, rispettivamente l’una del veicolo e l’altra del motociclo), l’adito giudicante attribuiva la responsabilità esclusiva del sinistro al conducente dell’autovettura, riconoscendo per l’effetto, il diritto al risarcimento del danno catastrofale agli eredi della donna deceduta, nonché ai familiari dell’altra vittima.

La vicenda è interessate perché affronta la questione dell’onere della prova dei limiti dell’obbligazione risarcitoria, cosiddetto massimale assicurativo.

Ebbene la Corte di Cassazione (Terza Sezione Civile, ordinanza n. 1169/2020) ha affermato che “la deduzione del limite dell’obbligazione indennitaria, costituito dal massimale pattuito, concerne un fatto impeditivo dell’accoglimento della domanda nell’importo richiesto dal danneggiato” sicché “l’onere della prova del massimale incombe sull’assicuratore e deve essere soddisfatto – ex art. 1888 c.c. -, trattandosi di una delle parti contraenti, mediante la produzione del documento contrattuale da cui risulta, anche se diverso dalla polizza”, restando infatti, inteso che “l’atto scritto richiesto ad probationem per la prova del contratto di assicurazione può consistere anche in documenti diversi dalla polizza, se da essi sia possibile ricavare gli estremi del rapporto assicurativo” Cass. n. 16541/2012).

Del resto, la giurisprudenza ha ripetutamente “distinto tra l’ipotesi in cui l’importo del massimale sia fissato nel contratto di assicurazione e quella in cui, intervenuta l’impresa designata dal Fondo di Garanzia per le vittime della strada, vigano i limiti sanciti dalla l. n. 990 del 1969, artt. 19 e 21, e dalle fonti secondarie cui gli stessi rinviano”, giacché – se “in entrambi i casi la deduzione sull’esistenza della soglia massima (di polizza o di legge) entro cui opera la garanzia, ha per oggetto il contenuto del diritto fatto valere dal danneggiato medesimo” – va rilevato “in ordine alla prova che, mentre il massimale di polizza, fissato nel contratto di assicurazione, deve essere dimostrato dall’assicuratore, quello normativamente stabilito legge 24 dicembre 1969, n. 990 ex art. 19 e 21, rientra nell’ambito della conoscenza del giudice, in base al principi “iura novit curia” (Cass. n. 10811/2011).

La decisione

Ebbene, se tali sono i principi valevoli per i rapporti tra assicurato e assicuratore, a maggior ragione essi valgono per il rapporto tra assicuratore ed il “terzo” danneggiato estraneo a quella relazione contrattuale. Di qui l’erroneità della sentenza impugnata, laddove aveva fatto riferimento al principio iura novit curia, ai fini della dimostrazione del massimale, anche in ordine alla pretesa azionata verso l’assicuratore, da soggetti “terzi” rispetto al contratto, quali dovevano ritenersi gli eredi di entrambe le vittime.

Per queste ragioni il motivo è stato accolto, con conseguente cassazione sul punto della sentenza impugnata e rinvio della Corte di appello di Catania, per la decisione nel merito, alla luce del principio enunciato.

Avv. Sabrina Caporale

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