L’omessa indicazione del termine fisso di 15 giorni per l’avvio del procedimento di mediazione non è idonea a creare alcuna incertezza in capo alle parti e costituisce, al massimo, una mera irregolarità formale

La vicenda

Un avvocato aveva ottenuto, a fronte dell’attività di assistenza e consulenza prestata in favore di una società, l’ammissione allo stato passivo del proprio credito a titolo di compenso professionale. In primo grado, il Tribunale aveva disposto l’ammissione in privilegio ai sensi dell’art. 2751 bis c.c. anche degli interessi dovuti sul credito già in origine ammesso, limitandone però la decorrenza. La Corte d’Appello, aveva dichiarato, invece, improcedibile il gravame per mancata ottemperanza all’invito, rivolto alle parti all’udienza di prima comparizione in seconde cure e reiterato alla successiva udienza, ad attivare la procedura di mediazione di cui al D.Lgs. n. 28 del 2010.

Per la cassazione della sentenza l’avvocato ha proposto ricorso lamentando la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, dal momento che la Corte di Appello aveva ritenuto improcedibile il gravame in difetto di un precedente idoneo invito ad avviare la procedura di mediazione. Il ricorrente aveva, infatti, rilevato che sia il primo che il secondo invito non contenevano l’espressa assegnazione del termine di 15 giorni per l’avvio della procedura, previsto dal D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5 comma 2 e l’avviso alle parti circa le conseguenze della mancata ottemperanza all’invito stesso.

Ebbene, la Corte di Cassazione (Sesta Sezione Civile, n. 2775/2020), ha rigettato il ricorso perché infondato.

L’omessa indicazione del termine per l’avvio della mediazione

Come è noto il D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5, comma 2, prevede il termine fisso di 15 giorni per l’avvio del procedimento di mediazione, onde la sua omessa indicazione nel provvedimento di invito non è idonea a creare alcuna incertezza in capo alle parti e costituisce, al massimo, una mera irregolarità formale.

Identico ragionamento è stato fatto per la mancata indicazione della norma in esame nell’invito formulato dalla Corte territoriale, poiché risultava comunque chiara l’intenzione del giudice di avviare le parti alla specifica procedura di conciliazione prevista dal D.Lgs. n. 28 del 2010.

Peraltro lo stesso avvocato aveva dichiarato nel corso del giudizio d’appello di non aver attivato la procedura di mediazione perché sarebbe stata inutile, posta l’indisponibilità della controparte a trattare; dal che poteva ritenersi pacifico “che l’invito avesse raggiunto il suo effetto”, avendo il professionista ben compreso di essere stato onerato all’avvio del procedimento di mediazione previsto dal D.Lgs. n. 28 del 2010, con conseguente sanatoria del vizio per raggiungimento dello scopo dell’atto.

In definitiva, il ricorso è stato rigettato.

La redazione giuridica

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