Medici e dentisti, controllo disciplinare di qualità a beneficio dei pazienti

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Renzo (Cao): occorre ripensare e rideclinare la professione

Sono soprattutto i medici e gli odontoiatri a fare ricorso alla CCEPS, la Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, a seguito della comminazione di sanzioni da parte delle commissioni disciplinari del proprio Ordine provinciale. Nel quadriennio 2011-2015, infatti, di tutte le decisioni della CCEPS, il 44% riguarda medici e il 34% odontoiatri. A seguire i farmacisti (13%), i veterinari (7%), gli iscritti all’Ipasvi (2%).

Si tratta tuttavia di percentuali che non per tutte le categorie sono proporzionali al numero di iscritti ai relativi Albi: del milione circa di professionisti sanitari, infatti, il 42% sono medici e odontoiatri (circa un odontoiatra ogni cinque medici); 42% Ipasvi; 9% farmacisti; 3% veterinari; 2% Tecnici sanitari di radiologia medica; 2% ostetrici.

I dati sono emersi in occasione del seminario “Facciamo Giurisprudenza insieme”, organizzato dalla Cao (Commissione Albo Odontoiatri) e in programma venerdì scorso a Verona. A fornirli Maria Teresa Camera, Dirigente della Direzione Generale delle Professioni Sanitarie del Ministero della Salute e Segretario della CCEPS per il quadriennio 2011-2015.

In particolare per quanto riguarda i dentisti, il 42% delle sanzioni irrogate dalle Commissioni Albo Odontoiatri verso le quali i professionisti fanno ricorso sono per prestanomismo e abusivismo. Spalmandola su tutti gli Ordini e Collegi, la percentuale scende al 16%: il dato può essere indicativo del fatto che questi fenomeni affliggono soprattutto la professione odontoiatrica.

Per il Presidente CAO nazionale, Giuseppe Renzo, si tratta di dati che vanno attentamente contestualizzati e interpretati. “Una percentuale così grande di ricorsi – ha affermato Renzo – potrebbe intanto essere dovuta al fatto che gli Odontoiatri svolgono per la maggior parte la libera professione e, dunque, una sospensione o interdizione crea anche un danno economico. La seconda ragione potrebbe essere, è vero, che le commissioni disciplinari della CAO comminino un maggior numero di sanzioni rispetto a quelle di altre commissioni. Ma anche in questo caso, la deduzione diretta non sarebbe che gli Odontoiatri ‘delinquono’ più di altri professionisti. Anzi, sarebbe un dato di cui andare orgogliosi, perché indice di qualità del sistema di controllo”.

Renzo, in apertura del seminario, ha sottolineato come oggi la professione vada ripensata e rideclinata. “La libera professione è da intendersi come attività di professione libera, in senso etico e morale e deontologico. Sono 62.000 oggi i liberi professionisti e l’indotto che ne nasce è enorme. Le ricadute di questo sistema di lavoro coinvolgono tutto il tessuto sociale. Per tale ragione la nostra prospettiva non sono i servizi erogati, i prodotti commerciali: noi non siamo imprese commerciali. L’odontoiatria italiana è una delle migliori al mondo e c’è un reale impegno anche di fronte ai bisogni della popolazione, come nel caso dell’odontoiatria sociale. L’impegno delle commissioni di disciplina – ha concluso il presidente Cao – è vigilare sul comportamento dei professionisti e queste commissioni sono allertate per la tutela della salute dei cittadini, per valorizzare e non per boicottare professione e professionisti”.

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