Morta a 24 ore dalla nascita. Perito: “Analizzati campioni sbagliati”

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Colpo di scena nel caso della bimba morta a 24 ore dalla nascita al Civico di Palermo 6 anni fa. Per il perito, furono analizzati i reperti di un altro bambino

Potrebbe esserci una svolta importante, sebbene non risolutiva, nella vicenda del decesso di una bimba morta a 24 ore dalla nascita, a Palermo, nel 2012.

Secondo il perito incaricato di analizzare i reperti, sarebbero stati presi in esame i campioni appartenenti a un altro bambino.

Il caso

I fatti risalgono al 30 settembre 2012. La bimba morta a 24 ore dalla nascita era venuta alla luce alla clinica Candela, per poi essere trasportata all’ospedale Civico dove ha esalato l’ultimo respiro.

L’inchiesta penale si è conclusa con l’archiviazione delle posizioni degli indagati.

Tuttavia, i nuovi test hanno rimesso tutto in discussione. Per il perito, infatti, pare siano stati analizzati i campioni di un altro bimbo.

Questo significa che l’indagine, lunga sei anni, è stata un buco nell’acqua poiché fondata sull’analisi di reperti che non appartenevano alla piccola.

Una vicenda che ha del paradossale e che ora vedrà il processo riprendere da zero.

Quel che è certo è che, secondo i risultati della perizia disposta dai giudici, la neonata morì per un’infezione contratta quando era ancora nella pancia della mamma e che, quindi, i medici non potevano evitare.

Il legale della famiglia, l’avvocato Rosalba Di Gregorio, ha continuato a fare svolgere accertamenti.

Le novità emerse sono sostanzialmente due e non sono di quelle irrilevanti.

La prima è che non risulterebbe alcuna infezione ai polmoni della piccola. La seconda, clamorosa, è che il dna della placenta analizzata non sarebbe compatibile con quello della madre, anzi apparterebbe a un neonato di sesso maschile.

I risultati dei test sono quindi stati depositati e potrebbero rimettere tutto in discussione. Allo stato attuale rimane ancora un mistero cosa abbia causato la morte della bambina.

E ora, nella vicenda già intricata, resta da capire come sia potuto avvenire un errore simile.

Al danno e alla tragedia di questa famiglia, però, si aggiunge ora la beffa.

Essendo trascorsi sei anni, infatti, anche se si dovesse aprire un nuovo procedimento, probabilmente l’aspetto penale finirebbe con una prescrizione.

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