Le operatrici sanitarie erano indagate per il decesso di una bimba morta a tre mesi dalla nascita a causa di una cardiopatia congenita

Una morte ingiusta, ma “epilogo della storia naturale di una grave malattia congenita”. Queste le conclusioni del Pubblico ministero di Sassari sul decesso di una bimba, morta a tre mesi dalla nascita nel giugno del 2017. La piccola, affetta da una grave disfunzione cardiaca, era ricoverata presso il reparto di neonatologia delle Cliniche di San Pietro del capoluogo di provincia sardo.

La tragica vicenda aveva visto l’iscrizione nel registro degli indagati di tre infermiere, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Il padre, come riporta la Nuova Sardegna, aveva infatti presentato un esposto in Procura per fare chiarezza sull’accaduto. Né rabbia né voglia di vendetta, ma desiderio di capire se il destino della figlia fosse davvero segnato, oppure se qualcuno avesse sbagliato.

Secondo l’accusa iniziale le operatrici sanitarie, pochi istanti prima del decesso, avevano tentato il reperimento di un accesso venoso ‘senza sedazione’.

Le indagini, tuttavia, avrebbero accertato che all’origine della morte non vi fu alcun errore.

Nella richiesta di archiviazione si specifica che “la causa del decesso è uno scompenso cardiaco”. determinato da una grave cardiopatia congenita. Nello specifico la bimba era affetta da sindrome del cuore ipoplasico sinistro. Subito dopo la nascita era stata costretta a subire un’operazione all’Ospedale Gaslini di Genova. “Un intervento di carattere palliativo” – scrive il Pm – che in altri Stati non è più praticato “per via di una valutazione sulla beneficialità del paziente ritenuta complessivamente svantaggiosa”.

Il magistrato evidenzia poi come gli accertamenti medico legali abbiano escluso un’influenza causale tra la condotta delle indagate e la morte della bambina per l’assenza di sufficiente lesività. Inoltre, anche dal Gaslini, non era stata fornita alcuna prescrizione circa la necessità di sedare la paziente per evitare rischi.

 

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