Condannato per omicidio colposo un medico finito a giudizio per il decesso di una donna di 64 anni, morta dopo un intervento all’ernia addominale nel 2017
Cinque mesi e dieci giorni di reclusione, con la condizionale. Questa la pena inflitta dal Gup di Udine a un chirurgo triestino finito a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Il medico, secondo quanto riporta il Piccolo, è stato ritenuto responsabile, con la sua condotta negligente, del decesso di una paziente di 64 anni. La donna era morta dopo un intervento all’ernia addominale cui era stata sottoposta nell’aprile del 2017.
Nello specifico, secondo quanto accertato dal consulente tecnico d’ufficio, il professionista avrebbe commesso un errore nella “direzione di entrata” del trocar. Inoltre, avrebbe agito “con una forza e velocità eccessiva” finendo così con il provocare la lacerazione dell’aorta. Nonostante il trasferimento in terapia intensiva per la paziente non c’era stato nulla da fare.
Prima ancora del decesso, i parenti avevano segnalato l’accaduto ai carabinieri. Dopo il tragico epilogo la Procura aveva aperto un’inchiesta con l’iscrizione nel registro degli indagati di tutti i sanitari che avevano seguito la paziente. Successivamente la posizione degli indagati, in assenza di profili di colpa commissiva ed omissiva, era stata archiviata, ad eccezione del solo chirurgo condannato.
Il processo si è celebrato con il rito abbreviato.
Il pm aveva chiesto la condanna a un anno. Il legale dell’imputato, invece, aveva depositato documentazione attestante l’avvenuto “integrale e satisfattivo” risarcimento del danno alle parti offese. L’avvocato chiedeva quindi l’assoluzione del proprio assistito “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.
In base all’art. 590 sexies del codice penale, così come riformato dalla Legge Gelli Bianco in tema di responsabilità medica, la punibilità del medico è esclusa in caso di rispetto delle raccomandazioni previste dalle linee guida o dalle buone pratiche clinico-assistenziali. Peraltro, in base a una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, la fattispecie assolutoria richiede che la gradazione della colpa debba essere lieve. Circostanza che, secondo la difesa, ricorrerebbe nel caso esaminato, a differenza di quanto valutato dal Gup che avrebbe invece ravvisato un profilo di colpa grave.
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