Il Tribunale di Cuneo ha inflitto una pena di 5 mesi e 10 giorni in abbreviato a un medico finito sotto inchiesta per il decesso di una donna di 39 anni morta dopo una visita in Pronto soccorso

Cinque mesi e dieci giorni di reclusione. E’ la condanna inflitta dal Tribunale di Cuneo a un medico in servizio nel gennaio del 2018 presso l’ospedale del capoluogo di provincia piemontese. Il professionista  – che ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato ottenendo così lo sconto di un terzo della pena – era finito a giudizio per omicidio colposo in seguito al decesso di una 39enne morta dopo una visita in Pronto Soccorso.

La donna, accompagnata dal padre, si era recata presso il nosocomio lamentando forti dolori addominali. Il camice bianco in servizio le aveva diagnosticato una gastroenterite rimandandola a casa e invitandola a ripresentarsi qualora il malessere fosse persistito.

La giovane era deceduta la sera stessa. L’esame necroscopico disposto dalla Procura – ricostruisce il Secolo XIX – aveva evidenziato la presenza di un ‘volvolo intestinale’, ovvero una parte dell’intestino attorcigliata su se stessa.

Come riportato nel capo di imputazione, il dottore aveva sottoposto la paziente a degli esami del sangue che avrebbero evidenziato “un aumento della proteina C reattiva, importante indice di flogosi”.

In base all’ipotesi accusatoria, il medico avrebbe dovuto valutare diversamente i crampi addominali della donna che erano intermittenti e presenti da oltre ventiquattro ore. Inoltre, avrebbe dovuto tenere in debito conto che la paziente, sia pure 20 anni prima, era stata sottoposta a un intervento chirurgico addominale.

Secondo il sostituto procuratore l’imputato avrebbe dovuto quantomeno disporre un esame radiografico e trattenere la donna in osservazione invece di dimetterla.

Il giudice, nel condannare l’imputato ha anche disposto a suo carico il pagamento, a titolo di provvisionale,  di un risarcimento pari a circa 720mila euro in favore dei familiari della vittima (genitori, fratello e sorella), costituitisi parte civile nel procedimento.

Il legali del professionista – come riferisce il Secolo XIX –  fanno sapere che prendono atto della sentenza e attendono le motivazioni della pronuncia per poterla impugnare. A loro avviso, infatti, le perizie disposte dal Tribunale escluderebbero in realtà responsabilità del loro assistito.

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