I consulenti incaricati dal Tribunale civile di Bari parlano di ‘gravi deficit organizzativi’ che avrebbero contribuito ad aggravare le condizioni della dodicenne morta nel 2017 per le conseguenze di una ipertermia maligna dopo un intervento al femore

E’ stata depositata nei giorni scorsi la perizia medico legale disposta dal Tribunale civile di Bari sul caso della dodicenne deceduta nel 2017 per le conseguenze di una ipertermia maligna.

La ragazza, originaria della Colombia, si era sottoposta a un intervento chirurgico per la riduzione di una frattura del femore presso l’ospedale del capoluogo pugliese. Dopo l’operazione, tuttavia, era stata colta da un improvviso aumento della temperatura, perdendo conoscenza senza più risvegliarsi.

I consulenti, nella loro relazione, parlano di “gravi deficit organizzativi dell’azienda”.

Sembra, infatti, che in sala operatoria mancassero il termometro e il farmaco salvavita, che era stato buttato qualche settimana prima in quanto scaduto. Questi elementi avrebbero contribuito ad aggravare le condizioni cliniche della ragazza.

Gli esperti nominati dal giudice sono stati chiamati ad individuare le responsabilità ai fini del risarcimento, ovvero gli “errori attivi attribuibili ai sanitari che la ebbero in cura” e gli “errori latenti attribuibili a tutti i livelli di responsabilità dell’organizzazione”.

Come riporta il Corriere del Mezzogiorno, le principali responsabilità vengono ricondotte alla mancata diagnosi da parte dei medici.

L’anestesista presente in sala operatoria, secondo i periti, avrebbe potuto scegliere “una tecnica anestesiologica `triggers free´ ovvero priva di agenti scatenanti”. Durante l’intervento, poi, non sarebbe stato possibile monitorare la temperatura corporea della paziente per l’assenza di  “sonde termometriche o altri presidi”, “anche un semplice termometro funzionante”.

Altri valori, però, avrebbero iniziato ad alterarsi. Da qui la richiesta di intervento del primario del reparto di Anestesia e Rianimazione. Quest’ultimo avrebbe inizialmente diagnosticato una tromboembolia polmonare e solo dopo tre ore, a intervento ormai concluso,  l’ipertermia maligna.

Il farmaco salvavita non era però disponibile e fu quindi necessario andarlo a prendere nella farmacia ospedaliera. Nel frattempo la dodicenne venne trasferita in terapia intensiva, dove con una temperatura ormai a 43,6 gradi, le fu somministrato il farmaco. Ma ormai era troppo tardi.

Per i consulenti, in conclusione, i due medici e il Policlinico sarebbero “tutti co-responsabili, a vario titolo, egualmente, del decesso” della ragazza.

Sul caso è stato aperto anche un fascicolo per omicidio colposo sul fronte penale, nell’ambito del quale l’anestesista  ha chiesto il patteggiamento a 14 mesi, mentre  per il primario del reparto di Anestesia e Rianimazione, il Pubblico ministero sta valutando se chiedere il rinvio a giudizio.

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