I camici bianchi sono accusati del decesso di una donna di 63 anni, morta per shock settico ed emorragico nel luglio del 2018

La Procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque medici, accusati di omicidio colposo in relazione al decesso di una 63enne morta per shock settico ed emorragico nel luglio del 2018 presso l’ospedale del capoluogo di provincia siciliano.

La donna – in base a quanto ricostruito da Scrivo Libero – era stata accompagnata al pronto soccorso del nosocomio agrigentino il 23 luglio dalla figlia e dal genero; presentava forti dolori addominali, conati di vomito e febbre alta. I sanitari le avevano diagnosticato una colica renale e lo svolgimento di un’ecografia all’addome aveva evidenziato la presenza di un calcolo.

La signora, quindi, era stata ricoverata in Urologia con diagnosi d’ingresso di “iperpiressia e litiasi uretrale”. Le sue condizioni, tuttavia, nelle ore successive sarebbero peggiorate a causa di uno shock settico che – secondo le conclusioni della perizia disposta dal Pubblico ministero titolare del fascicolo – sarebbe stato trascurato dal personale sanitario.

Nel pomeriggio la paziente era quindi stata sottoposta a una nefrostomia destra ma durante l’intervento – a detta del consulente tecnico dell’accusa – i medici, nell’inserire il catetere, avrebbero danneggiato il rene destro causando la formazione di un vasto ematoma retroperitoneale, con conseguente shock emorragico.

A seguito dell’operazione il quadro clinico della 63enne sarebbe precipitato anche se il medico rianimatore interpellato per una consulenza anestesiologica non avrebbe ritenuto necessario il supporto rianimatorio.

Solo in serata, dopo la trasfusione di due sacche di sangue e la somministrazione di adrenalina, una nuova consulenza anestesiologica avrebbe rilevato un quadro clinico “indicativo di shock settico” con conseguente decisione di trasferire la paziente in terapia intensiva. La donna, tuttavia, non ce l’ha fatta ed è morta dopo poche ore, nonostante un disperato intervento di nefrectomia. Una morte da ricondurre, secondo l’esperto incaricato dal Pm, “all’arresto irreversibile delle funzioni vitali consecutivo a shock settico ed emorragico in paziente affetta da idronefrosi destra di III grato da ostruzione calcolotica dell’uretere”.

La vicenda aveva portato all’apertura di un’inchiesta e all’iscrizione nel registro degli indagati di cinque operatori sanitari, i quali “per colpa consistita in grave negligenza, nonché mancando di seguire le linee guida e le buone prassi settoriali individuate dalla comunità scientifica”, avrebbero omesso “di prestare idonea terapia alla paziente, determinandone la morte per shock settico ed emorragico”. L’udienza preliminare è in programma a luglio.

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