Confermata la condanna di un automobilista accusato di aver investito una donna intenta ad attraversare sulle strisce pedonali, provocando la morte del pedone

Era stato condannato in abbreviato per il reato previsto dagli artt. 41, 589, commi 1 e 3, cod. pen. perché, in concorso di fattori colposi indipendenti, per colpa generica nonché per violazione degli artt. 140 e 191 d. Igs. 30 aprile 1992, n.285, procedendo alla guida del suo veicolo, omettendo di moderare adeguatamente la velocità in considerazione della presenza di un attraversamento pedonale e di una fermata di autobus con presenza sul ciglio della strada di pedoni in procinto di attraversarla, aveva investito una donna che aveva iniziato ad attraversare la strada sulle strisce pedonali da destra verso sinistra, cagionando la morte del pedone per le lesioni riportate. La decisione era stata confermata anche in appello.

L’automobilista aveva quindi proposto ricorso per cassazione censurando la sentenza di merito, tra gli altri motivi, per inosservanza o erronea applicazione dell’art.589 cod. pen. nonché degli artt. 140 e 191 cod. strada. Essendo pacifica la dinamica del sinistro, riteneva che sussistesse la violazione di legge per avere i giudici di merito affermato la colpa dell’imputato. Quest’ultimo era in procinto di superare un autobus fermo allorché dal lato destro della carreggiata, totalmente coperta dall’autobus in sosta, la signora aveva deciso repentinamente di attraversare la strada, correndo sulle strisce pedonali poste davanti alla fermata.

La difesa, nell’atto di appello aveva sostenuto che non vi fosse alcuna violazione di regole di diligenza, tanto che nessuna sanzione amministrativa era stata elevata a carico dell’imputato, ma la Corte territoriale aveva ritenuto apoditticamente che la condotta della persona offesa non fosse imprevedibile e che l’imputato avrebbe dovuto moderare ancora di più la già modesta velocità, senza confrontarsi né con la circostanza che la velocità fosse già ridotta rispetto ai limiti, come da consulenza tecnica della difesa, né con la mancata elevazione di qualsivoglia contestazione in ordine alla condotta di guida dell’automobilista.

Il ricorrente, inoltre, contestava alla Corte territoriale di affrontare il tema proposto nell’atto di appello, ossia il tema dell’imprevedibilità della condotta di un pedone che attraversa la strada, giungendo dalla parte in cui la visuale degli automobilisti era ostruita dal mezzo pubblico, correndo, così comparendo all’improvviso dinanzi all’automobilista.

Gli Ermellini hanno ritenuto di non aderire alle doglianze proposte, in quanto infondate.

Correttamente i giudici dei due gradi di merito avevano escluso che la condotta della vittima potesse ritenersi così imprevedibile da rendere inesigibile una condotta alternativa da parte dell’automobilista. Essendo pacifica la presenza di un attraversamento pedonale, i giudici di merito avevano correttamente ritenuto sussistente il comportamento imprudente dell’automobilista, in linea con il principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità a mente del quale “il conducente di un veicolo è tenuto ad osservare, in prossimità degli attraversamenti pedonali, la massima prudenza e a mantenere una velocità particolarmente moderata, tale da consentire l’esercizio del diritto di precedenza, spettante in ogni caso al pedone che attraversi la carreggiata nella zona delle strisce zebrate”. Si tratta, peraltro, di una generale regola di prudenza correlata al diritto di precedenza riconosciuto al pedone che la Corte di Cassazione ritiene applicabile a tutela dell’incolumità dei pedoni anche nel caso in cui l’attraversamento avvenga nelle vicinanze delle strisce e anche a prescindere dal rispetto dei limiti di velocità da parte dell’automobilista.

L’applicazione del principio di colpevolezza – hanno specificato dalla Suprema Corte – esclude, è vero, qualsivoglia automatico addebito di responsabilità a carico di chi è imputato per un reato colposo, imponendo che la verifica in concreto della violazione da parte di ‘tale soggetto di regole cautelari (generiche o specifiche) sia causalmente correlata all’evento dannoso che la regola cautelare mirava a prevenire (la c.d. «concretizzazione» del rischio): infatti, l’individualizzazione della responsabilità penale impone di verificare non soltanto se la condotta abbia concorso a determinare l’evento (ciò che si risolve nell’accertamento della sussistenza del ‘nesso causale) e se la condotta sia stata caratterizzata dalla violazione di una regola cautelare (generica o specifica) (ciò che si risolve nell’accertamento dell’elemento oggettivo della colpa), ma anche se l’autore della stessa potesse prevedere ex ante quello specifico sviluppo causale e attivarsi per evitarlo.

Nelle conformi sentenze dei due gradi di merito, tuttavia, il tema della prevedibilità della condotta del pedone era stato adeguatamente sviluppato correlando, con motivazione ineccepibile, la condotta del pedone investito alle pacifiche circostanze della presenza di un autobus fermo per permettere la discesa dei passeggeri e della presenza di un attraversamento pedonale esistente davanti alla fermata del mezzo pubblico.

La redazione giuridica

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