Nessun momento di censura nella condotta dei camici bianchi che ebbero in cura il giovane centauro, morto dopo un incidente in moto la scorsa estate
“Non possono riconoscersi condotte dei sanitari, che ebbero in cura la persona durante le fasi del ricovero, aventi un ruolo causale o concausale del determinare l’esito fatale”. Sono le conclusioni del collegio peritale nominato per fare chiarezza sul decesso di un 23enne di Torre del Greco, morto dopo un incidente in moto lo scorso Agosto.
Il giovane, prima del tragico epilogo, trascorse una notte di agonia tra due strutture ospedaliere dell’Asl Napoli 1. Ricoverato al Loreto Mare, venne successivamente trasferito al Pellegrini per effettuare una angiotac.
Secondo quanto appurato dai periti – un chirurgo d’urgenza, un anatomopatologo e uno specialista in medicina legale – il ragazzo non presentava patologie pregresse. Tuttavia, prima del sinistro aveva assunto stupefacenti, rilevate nei prelievi effettuati in Ospedale anche dopo le numerose trasfusioni praticate. Queste avrebbero avuto “un ruolo concausale nel determinismo dell’evento”.
A causare la tragedia, quindi, fu uno choc traumatico in una persona che aveva assunto sostanze proibite.
Le lesioni riportate a seguito dell’incidente, in particolare, ebbero “un ruolo preponderante nel determinare il decesso”. E’ quanto si desume dalle ricostruzioni degli esperti incaricati dal Tribunale di Napoli, nonché dallo studio e dall’analisi di tutti gli atti disponibili.
Esclusa dunque la responsabilità da parte dei sanitari che ebbero in cura il paziente. Secondo quanto riportato dai consulenti nella relazione depositata in cancelleria, il personale dei due ospedali operò correttamente.
I medici del Loreto Mare praticarono esami di laboratorio e strumentali, suturarono le ferite e procedettero alla stabilizzazione dei parametri vitali mediante farmaci ed emotrasfusioni. Inoltre, procedettero al trasferimento del paziente presso il presidio ospedaliero Pellegrini al fine di sottoporlo a un’indagine arteriografica, risultata poi negativa per lesioni vascolari.
“Per cui riteniamo – conclude il collegio – che il comportamento degli stessi non presentò momenti di censura”.
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