La validità della sanzione amministrativa, irrogata per eccesso di velocità, è subordinata alla circostanza che la presenza del dispositivo di rilevamento sia stato preventivamente segnalato

Il Tribunale di Parma aveva respinto l’appello proposto da un conducente multato per eccesso di velocità contro il verbale di accertamento dell’infrazione, per mancata segnalazione del dispositivo. Ed invero, il predetto verbale non conteneva alcuna indicazione sul punto né in ordine alla taratura dell’apparecchio utilizzato.

Ebbene quanto al primo punto, il giudice dell’appello aveva evidenziato che non è previsto da alcuna norma primaria o secondaria che il verbale di contestazione debba fornire indicazioni circa la presenza del cartello di preavviso del dispositivo elettronico.

Parimenti, in ordine al secondo punto, aveva rilevato che le apparecchiature elettroniche regolarmente omologate (come quella in esame) utilizzate per rilevare le violazioni dei limiti di velocità stabiliti, come previsto dall’art. 142 C.d.S., non devono essere sottoposte ai controlli previsti dalla L. n. 273 del 1992 istitutiva del sistema nazionale di taratura.

La vicenda è giunta, infine, in Cassazione.

I giudici della Seconda Sezione Civile della Cassazione (sentenza n. 1661/2019) hanno accolto il ricorso del conducente, affermando che in caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio, come avvenuto nella specie, il giudice è tenuto ad accertare se l’apparecchio sia stato o meno sottoposto alle verifiche di funzionalità e taratura (Cass. n. 533 del 2018).

La sentenza impugnata, dunque, nella parte in cui aveva stabilito che spetta all’opponente fornire la prova del cattivo funzionamento dell’apparecchiatura elettronica, escludendo implicitamente la necessità di procedere in fatto alla relativa verifica, aveva fatto mal governo di tale principio.

Al riguardo è bene ricordare che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 113 del 2015, ha dichiarato l’incostituzionalità del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 45, comma 6, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

Altrettanto fondato era il secondo motivo.

In effetti, ai sensi della L. n. 168 del 2002, art. 4, da considerarsi norma imperativa, la P.A. proprietaria della strada è tenuta a dare idonea informazione dell’installazione e della conseguente utilizzazione dei dispositivi di rilevamento elettronico della velocità, configurandosi, in difetto, l’illegittimità del relativo verbale di contestazione.

La cogenza di tale previsione è desumibile anche da quanto disposto dal comma 6 bis dell’art. 142 C.d.S. alla stregua del quale “le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione…”.

Ed invero, la stessa giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito che “la preventiva segnalazione univoca ed adeguata della presenza di sistemi elettronici di rilevamento della velocità costituisce un obbligo specifico ed inderogabile degli organi di polizia stradale demandati a tale tipo di controllo, imposto a garanzia dell’utenza stradale, la cui violazione, pertanto, non può non riverberarsi sulla legittimità degli accertamenti, determinandone la nullità”.

Detto in altri termini, la validità della sanzione amministrativa irrogata per eccesso di velocità, accertata attraverso un dispositivo di rilevamento elettronico, è subordinata alla circostanza che la presenza di tale dispositivo sia stata preventivamente segnalata.

La redazione giuridica

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