L’inchiesta dovrà chiarire i tanti interrogativi di una tragica vicenda che coinvolge il personale di tre strutture sanitarie

Una donna di Latina di appena 31 anni è deceduta lo scorso 27 dicembre in una casa di cura della provincia di Bergamo dove era stata trasferita per effettuare la riabilitazione a seguito dei gravi danni neurologici riportati dopo un intervento di mini bypass gastrico cui si era sottoposta all’Ospedale di Siena. La donna, che lascia due figli, aveva deciso di sottoporsi all’operazione a causa del peso eccessivo.
L’intervento ha luogo lo scorso due settembre e dopo pochi giorni la giovane viene dimessa facendo rientro a Latina. Tornata a casa comincia subito ad avvertire forti dolori addominali, coliche e vomito; viene quindi portata immediatamente al Pronto soccorso dell’Ospedale cittadino dove viene dimessa poco dopo con la prescrizione di un antidolorifico.
I dolori, tuttavia, non si placano e il 10 settembre è costretta a tornare in Pronto soccorso dove viene sottoposta a una Tac che evidenzia una grave emorragia addominale determinata, secondo i medici, dalla rottura di una graffetta, ovvero uno dei punti interni del bypass. Nel corso dell’esame la paziente va in arresto cardiaco e deve essere rianimata; bloccata l’emorragia viene trasferita in Terapia intensiva dove viene tenuta in coma farmacologico. A ottobre, dopo circa un mese viene prima sottoposta a tracheotomia e quindi finisce nuovamente in sala operatoria per il ripristino della canalizzazione gastrica. Le viene quindi sospeso il coma farmacologico e si procede all’inserimento di un sondino per l’alimentazione.
La donna, per il personale sanitario, è ormai fuori pericolo, pura avendo riportato gravi danni neurologici; dopo un altro mese di degenza a Latina viene quindi trasferita a inizio dicembre nella struttura del bergamasco per la riabilitazione. La diagnosi di ingresso parla di “disordine della coscienza con stato di veglia non responsiva, doppia emiplegia, disfagia, deficit di controllo del capo e del tronco”; un quadro che sarebbe conseguenza dell’encefalopatia anossico/ischemica secondaria all’arresto cardiocircolatorio subito nel corso della Tac svolta a Latina. Nonostante la delicata situazione clinica, che la vede ancora in stato di incoscienza, la paziente sembra in buone condizioni generali di salute ma il giorno di Santo Stefano la situazione si aggrava; la giovane presenta problemi di respirazione e nella notte muore a causa di un arresto cardiaco.
Immediata è scattata la denuncia da parte di familiari e la Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, disponendo il sequestro di tutte le cartelle cliniche e l’autopsia sulla salma, in programma l’11 gennaio. Nelle scorse ore, inoltre, sono state iscritte nel registro degli indagati 25 persone; si tratta di medici e infermieri che ebbero in cura la donna nelle tre strutture in cui si è sviluppata la sua tragica vicenda. L’inchiesta ha l’obiettivo di fare chiarezza su eventuali responsabilità mediche nel decesso della paziente. In particolare ci si chiede il perché del cedimento del punto del mini bypass impiantato a Siena che ha causato l’emorragia, e ancora come mai al primo ricovero a Latina la donna non sia stata sottoposta a accertamenti più approfonditi. Quanto alla clinica in cui la donna è spirata gli inquirenti vogliono invece capire se la crisi respiratoria che ha portato al decesso della donna sia stata gestita in maniera corretta.
 
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