Un motociclista rimane gravemente ferito in un incidente stradale e viene ricoverato in ospedale, dove i sanitari interrompono la terapia anticoagulante senza valutare il rischio tromboembolico. A distanza di circa un mese dal sinistro, il paziente muore per embolia polmonare. La Corte chiarisce se e in che misura l’errore medico possa incidere sul nesso causale tra la condotta del conducente responsabile dell’incidente e l’evento morte (Corte di Cassazione, IV penale, sentenza 11 novembre 2025, n. 36662).
I fatti
L’imputato, alla guida di un furgone, nell’eseguire la manovra per uscire dal parcheggio e immettersi nel flusso della circolazione, ometteva di verificare se creava intralcio agli altri utenti e ometteva di dare la precedenza al motociclo urtandolo e determinando la caduta del suo conducente. Trasportato il motociclista in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale di Prato, le lesioni subite venivano giudicate guaribili in 30 giorni, salvo complicazioni.
Tuttavia, il 6/8/2017, a meno di un mese dal sinistro, il motociclista decedeva, in quanto i sanitari non valutavano il rischio tromboembolico venoso del paziente e per errore medico…





