Secondo gli inquirenti non vi sarebbe alcuna correlazione tra i decessi dei quattro neonati prematuri registrati presso gli Spedali Civili tra fine dicembre e inizio gennaio

Non vi sarebbe stato alcun focolaio epidemico nel Reparto di Terapia intensiva degli Spedali Civili di Brescia dove, tra la fine dello scorso dicembre e inizio gennaio 2019, si è registrato un picco di decessi di neonati prematuri.

Sono le conclusioni dell’inchiesta della Procura, che esclude dunque responsabilità da parte del personale sanitario e chiede l’archiviazione del fascicolo aperto otto mesi fa per omicidio colposo plurimo. Fascicolo che peraltro non ha mai visto alcun indagato.

I cinque decessi su cui si sono focalizzate le indagini, come riporta il Giorno, non presenterebbero alcuna causa esogena comune. I piccoli, in base a quanto emerso dagli accertamenti medico legali eseguiti, non ce l’avrebbero fatta per complicanze derivanti dal loro intrinseco stato di fragilità. “La contestualità temporale – secondo gli inquirenti – deve ritenersi un’infausta coincidenza, non così improbabile in un reparto come quello in esame a causa della drammaticità della situazione di molti nati prematuri”.

I bimbi, già in gravi condizioni di salute, sarebbero morti  per cause naturali indipendenti tra loro, “potendosi escludere infezioni a trasmissione nosocomiale o responsabilità colpose dei sanitari”.

La direzione aziendale dell’Asst lombarda aveva subito avviato un’inchiesta interna e presso la struttura erano arrivati gli ispettori della commissione regionale e del ministero della Salute. “L’esito – riferisce al Giorno il primario della Terapia intensiva neonatale –  è sempre stato lo stesso: tutto negativo. Non sono state riscontrate anomalie, anzi, ci hanno anche fatto i complimenti, concordando sul fatto che siamo un’eccellenza. La stragrande maggioranza dei nostri piccoli ce la fa, statisticamente registriamo un decesso su dieci. In quel periodo eravamo stati tre mesi senza morti, che poi purtroppo si sono concentrate tutte insieme”.

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