I camici bianchi erano accusati di non aver diagnosticato una trombosi che aveva causato il decesso di una donna  nel 2009

Assolti perché il fatto non sussiste. Si è concluso nelle scorse ore il processo a carico di un medico di base e di un anestesista dell’Ospedale di Padova, accusati di omicidio colposo per la morte di una donna di 64 anni risalente all’ottobre del 2009.

Nei confronti de due camici bianchi la Procura aveva già chiesto l’archiviazione ma il gip aveva accolto l’opposizione del legale della vittima ordinando al pm di formulare l’imputazione. Lo stesso magistrato aveva invece accolto la richiesta di archiviazione per altri due medici ortopedici, inizialmente indagati anch’essi per concorso in omicidio colposo.

La donna, secondo il referto dell’autopsia, era deceduta a causa di una embolia polmonare in conseguenza di una trombosi alla gamba sinistra; aveva cominciato a lamentarsi di un forte dolore a quell’arto diverse settimane prima ed era stata visitata sia in pronto soccorso che privatamente dagli ortopedici per i quali è stata disposta l’archiviazione. Pochi giorni prima di morire, per far fronte al dolore crescente, si era rivolta all’anestesista padovano, mentre, per tutto il periodo, era stata seguita dal suo medico di base.

Ai due medici imputati veniva contestato di non aver prescritto alla paziente, dopo averla visitata, i necessari accertamenti strumentali che avrebbero potuto confermare l’ipotesi di un concreto rischio di trombosi venosa profonda e dunque consentire di avviare tempestivamente una terapia antitrombolitica. “È sostanzialmente pacifico – scriveva il giudice  nel provvedimento di imputazione- che il decesso avrebbe potuto essere evitato ove la trombosi venosa profonda fosse stata diagnosticata tramite ecodoppler, con conseguente avvio di un’adeguata terapia in grado di salvare la vita della paziente”.

Il marito della donna, nella sua denuncia, riportò  che nessuno dei quattro medici aveva prescritto quell’esame e che tutti si erano trovati d’accordo nel ritenere che il dolore fosse provocato da una forte lombosciatalgia. Nell’ultimo periodo, inoltre, la donna aveva riportato un vistoso gonfiore alla gamba sinistra; secondo il gip i sanitari coinvolti avrebbero “dimostrato scarso o nullo rilievo per i sintomi della paziente”. In particolar modo coloro che l’avevano visitata in quell’ultimo periodo , ovvero il medico di base e l’anestesista.

La sentenza di primo grado, tuttavia, al termine di un combattuto processo ha visto il giudice accogliere le istanze della difesa ritenendo che nella condotta dei due medici non fossero ravvisabili responsabilità penali.

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