Nuova cura per la sclerosi multipla: si chiama Ocrelizumab

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Il farmaco che costituisce una nuova cura per la sclerosi multipla è ora disponibile nel nostro Paese a carico del Ssn: ecco come agisce.

Si chiama Ocrelizumab e rappresenta la nuova cura per la sclerosi multipla. Il farmaco è ora disponibile anche in Italia e a carico del Ssn.

La molecola ha infatti ricevuto l’approvazione di Aifa per la rimborsabilità in fascia H ed è erogabile solo in ambito ospedaliero.

Una nota Roche ha sottolineato come “l’utilizzo in Italia di ocrelizumab è possibile grazie a un lungo percorso di studi e di sperimentazioni che ne hanno dimostrato il potenziale terapeutico e a una serie di approvazioni da parte delle autorità regolatorie in ambito sanitario”.

L’ultima tra queste è stata quella della European Medicines Agency nel gennaio scorso. Questa ne ha riconosciuto i benefici per la comunità delle persone con sclerosi multipla.

I dati sull’efficacia e sulla sicurezza a lungo termine questa nuova cura per la sclerosi multipla sono coerenti con il profilo di beneficio-rischio di ocrelizumab.

Il farmaco si è dimostrato utile sia per i casi di sclerosi recidivante che per le prime diagnosi. Nelle persone con sclerosi multipla primariamente progressiva, ocrelizumab può ritardare di 7 anni l’insorgenza della necessità di impiegare la sedia a rotelle.

Ocrelizumab “viene così a costituire la prima soluzione terapeutica che, coniugando all’elevata efficacia un profilo di sicurezza favorevole, può essere impiegata fin dalle fasi precoci della patologia”.

Da un’analisi, inoltre, è emerso che 4 anni di trattamento continuo con ocrelizumab hanno comportato nella Sm recidivante una riduzione sostenuta dell’attività di malattia sottostante.

Questa riduzione è stata osservata anche in pazienti che sono stati trattati con ocrelizumab per 2 anni, a seguito di un precedente trattamento di 2 anni con interferone.

Secondo Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neurologia e dell’Istituto di Neurologia Sperimentale, Università ‘Vita-Salute San Raffaele’ di Milano, “si tratta di una vera rivoluzione copernicana: questo è un giorno che resterà nella storia della sclerosi multipla”.

La peculiarità di questa nuova cura, per Comi, è che attacca “un tipo specifico di linfociti B, ovvero quelli che esprimono il recettore CD20”.

“Queste cellule -prosegue – svolgono un ruolo chiave nell’aggressione che il sistema immunitario scatena contro le cellule nervose e la guaina mielinica che le ricopre, causa dei sintomi che si associano alla sclerosi multipla”.

“Spesso il medico si trova ancora oggi a dover effettuare una scelta tra efficacia e sicurezza del trattamento, poiché i farmaci potenti rischiano di essere poco sicuri” spiega Carlo Pozzilli, ordinario di Neurologia presso l’Università di Roma Sapienza e direttore del centro sclerosi multipla dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma.

Questo problema non si pone con questa nuova cura per la sclerosi multipla.

“Il profilo di sicurezza favorevole di ocrelizumab – spiega Pozzilli – ne consente l’utilizzo fin dalle fasi precoci della malattia, soprattutto nelle forme recidivanti, di maggiore impatto e ancora prive di una soluzione terapeutica in grado di coniugare efficacia e sicurezza”.

La sua somministrazione avviene per infusione endovenosa ogni sei mesi e non prevede la conduzione di analisi di routine tra i dosaggi.

La sclerosi multipla

La sclerosi multipla è una malattia che sono nel nostro paese affligge circa 118mila persone.

Ogni anno i casi registrati sono circa 3.400.

Le fasce di popolazione maggiormente colpite sono i giovani tra i 20 e i 40 anni con una frequenza oltre due volte superiore nelle donne. La patologia può manifestarsi in diverse forme, principalmente quella a ricadute e remissioni e quella progressiva, rispettivamente nell’85% e nel 15% dei casi. Implica complicazioni fisiche che nell’80% dei casi portano a forme anche gravi di disabilità.

 

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