Obbligo di fornire il casco integrale al lavoratore sussiste oppure è sufficiente un casco omologato?

Obbligo di fornire il casco integrale è l’argomento posto all’attenzione della Corte di Cassazione (Cass. pen., sez. IV, dep. 21 settembre 2022, n. 34944).

La singolare vicenda, che trae origine da un infortunio mortale, ha chiarito che il datore di lavoro non era obbligato a fornire il casco integrale al rider deceduto.

La Corte di Appello di Firenze, per quanto qui di interesse, in riforma della sentenza di proscioglimento di primo grado, ha dichiarato il datore di lavoro responsabile del reato di omicidio colposo del lavoratore, deceduto a seguito dell’incidente subito il 12.2.2016, mentre si trovava a bordo di un ciclomotore, intento a trasportare pizze a domicilio.

Il Tribunale procedeva all’assoluzione, affermando che le condizioni del casco a scodella indossato dal lavoratore al momento del sinistro non avevano inciso sulla produzione dell’evento morte, in quanto il casco in questione, omologato, non avrebbe potuto in alcun modo impedire l’impatto del massiccio frontale con il suolo.

“Non vi è alcun obbligo di fornire al rider un casco integrale per la sua sicurezza; l’uso di tale dispositivo per la conduzione di veicoli a due ruote è regolato dal Codice della Strada, che impone l’utilizzo di un casco omologato, ma non necessariamente integrale”.

Il datore di lavoro propone ricorso avverso la decisione d’appello che lo condannava per la morte del dipendente “rider” per mancato obbligo di fornire il casco integrale. In particolare il decesso del lavoratore avveniva a causa dell’impatto della testa contro il bordo di cemento della pedana poggiapiedi che inavvertitamente veniva urtata con la bicicletta.

La Corte d’Appello riteneva il datore di lavoro responsabile del decesso del rider per avere consentito al lavoratore di utilizzare un casco “a scodella” che lasciando scoperta la parte frontale del volto non aveva impedito la morte dello stesso, evento che si sarebbe scongiurato con un casco integrale. In ciò la Corte d’Appello imponeva al datore di lavoro una regola di massima prudenza consistente nell’obbligo di fornire ai dipendenti un casco integrale, in luogo degli altri utilizzati, che erano comunque omologati.

Con ricorso alla Corte di Cassazione, il datore di lavoro lamenta che la fornitura del casco al lavoratore che guidi un veicolo a due ruote esula dagli obblighi datoriali; non solo, imporre l’utilizzo di tale casco non sarebbe nemmeno stato possibile, non costituendo lo stesso un dispositivo di protezione individuale ai sensi della normativa prevenzionistica.

La Suprema Corte accoglie il ricorso del datore di lavoro rilevando come non vi sia alcuna norma che imponga a tale categoria di lavoratori di utilizzare un casco integrale, essendo sufficiente un qualunque tipo di casco, purché omologato.

Pertanto, la regola cautelare di massima prudenza che la Corte di Appello ha assunto violata è frutto di una valutazione ex post rispetto al tragico evento e di un ragionamento viziato.

Lo stesso Codice della Strada non impone l’uso di un casco integrale, ma ne consente l’uso di un qualunque tipo purché sia omologato.

Conclusivamente, non avendo la Corte rinvenuto alcun obbligo che il datore di lavoro non avrebbe rispettato, accoglie il suo ricorso annullando la sentenza impugnata.

Avv. Emanuela Foligno

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