Operata in ritardo, muore: due chirurghi condannati in primo grado

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Per il caso di una donna morta nel 2012, dopo essere stata operata in ritardo, due medici sono stati condannati per omicidio colposo.

Fu operata in ritardo per un’ernia strozzata, ma l’intervento intempestivo le costò la vita. Così è morta nel 2012 una donna di 50 anni. Per il suo decesso, sono stati condannati in primo grado a otto mesi di reclusione due medici dell’ospedale “Goretti” di Latina, accusati di omicidio colposo.

Il Tribunale ha inoltre disposto il risarcimento di ventimila euro per i familiari della vittima e il rimborso delle spese legali che hanno sostenuto.

La vicenda.

La vittima era rimasta coinvolta in un incidente domestico. Cadendo in casa si era fratturata una vertebra e pertanto si era subito recata in ospedale. Dopo le dimissioni, però, aveva continuato ad avere problemi: era un’ernia strozzata. Per il medico di famiglia che l’aveva visitata occorreva dunque un intervento chirurgico con un ricovero d’urgenza.

La diagnosi in ospedale è stata confermata, ma ricoverata l’8 maggio 2012, la paziente venne operata in ritardo, soltanto il 12 maggio. Il decesso è poi sopraggiunto il giorno seguente.

Secondo gli inquirenti, se l’intervento fosse stato invece tempestivo la donna si sarebbe potuta salvare.

Lo sostengono anche i medici legali Silvestro Mauriello, consulente del pm Giuseppe Bontempo, e Daniela Lucidi, consulente dei familiari della vittima, che lo hanno ribadito in aula.

Dopo la morte della 50enne, la famigli aha presentato subito denuncia, cui è seguita l’apertura di un’inchiesta.

Una prima consulenza, affidata al prof. Mauriello dell’Università di Tor Vergata, aveva evidenziato che i due chirurghi imputati fossero responsabili del decesso della paziente.

La donna era deceduta per una necrosi intestinale causata dall’ernia, che avrebbe provocato alla donna uno shock settico e quindi l’acuta insufficienza cardio-respiratoria che la portò alla morte. Accuse sostenute anche dalla dottoressa Lucidi, e ora confermate dalle due condanne in primo grado.

 

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