Il Presidente Muzzetto sull’ Operazione Conquibus: non siamo alla presenza di un ‘andazzo generale’ votato al malaffare
Sconcerto e incredulità. Queste le reazioni dell’OMCeO di Parma a quanto emerso in questi giorni attraverso l’ Operazione Conquibus. L’Ordine si dice fermo nel mettere in campo, laddove le accuse fossero confermate, “ogni atto di competenza per inibire il ripetersi del fenomeno di corruttela che sta scuotendo la città”.
“L’inchiesta che vede coinvolti alcuni medici dell’azienda ospedaliero-universitaria rattrista e preoccupa – afferma il Presidente Pierantonio Muzzetto -. Da un lato per i contenuti e le ipotesi di reato, dall’altro per la sfiducia che si sta ingenerando nella cittadinanza nei confronti del sistema sanitario e della classe medica”. Peraltro il caso attuale segue a stretto giro un altro caso (‘Pasimafi’) che ha colpito la sanità del capoluogo di provincia emiliano.
Muzzetto descrive quindi i passi che saranno fatti di fronte alla nuova vicenda.
“Per intervenire il nostro Ente ha bisogno di comunicazioni ufficiali da parte della Magistratura. Queste sono appena giunte, per cui procederemo ora ad esprimerci coi procedimenti richiesti. In assenza di ulteriori aggiornamenti, sono 4 i medici iscritti al nostro Albo provinciale ad ora solo indagati”. Di questi uno è inibito all’esercizio della professione e uno alla didattica e direzione sanitaria.
“Il peso delle responsabilità è diverso, quindi solo di fronte alla gravità delle accuse il nostro Ordine, in qualità di magistrato amministrativo disciplinare, interverrà sia d’ufficio su indicazione del Magistrato sia per competenza diretta”. La sospensione infatti scatta automaticamente in caso di provvedimento restrittivo della libertà e si applica anche laddove sia il Magistrato a disporre l’interdizione dall’attività professionale.
“In base alle disposizioni della Procura e del Gip, l’Ordine ha infatti il dovere e il potere di agire solo conseguentemente”.
Detto tutto questo Muzzetto ribadisce che la comunità medica di Parma è sana e che “non siamo alla presenza di un ‘andazzo generale’ votato al malaffare”.
“E’ proprio per questo – conclude – che, laddove venissero accertati fatti e responsabilità oggettivi, quest’Ordine, come ha sempre fatto, perseguirà il singolo nel nome della legalità e nella pretesa di comportamenti deontologici conformi all’esercizio della professione. Fermezza necessaria e doverosa nel rispetto di una categoria che nella stragrande maggioranza opera nel bene e soprattutto del cittadino che deve continuare ad affidarsi fiducioso nelle mani di chi lo cura, con competenza, abnegazione e senso etico”.
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