L’uomo, 33enne incensurato, si è scagliato prima con insulti, poi con calci e pugni contro due operatori in servizio presso il reparto di ginecologia dell’ospedale San Paolo

A Napoli un nuovo episodio di violenza ai danni del personale sanitario. Il teatro dell’aggressione, questa volta, è stato l’ospedale San Paolo, dove nei giorni scorsi un 33enne incensurato si è scagliato contro un medico e un’ostetrica in servizio presso il reparto di ginecologia.

Come ricostruito dal quotidiano Il Mattino l’uomo, residente nell’hinterland partenopeo, era giunto presso il nosocomio del capoluogo campano con la moglie. La donna, in stato di gravidanza, avrebbe lamentato alcune perdite ematiche e una minaccia di emorragia.

Il medico, dopo aver accolto e rassicurato la paziente l’avrebbe invitata ad attendere in quanto intento a occuparsi di due emergenze più gravi. Ma il marito della gestante, a quel punto, lo avrebbe prima insultato e poi sarebbe passato dalle parole ai fatti colpendolo con pugni e schiaffi e non risparmiando neppure l’ostetrica intervenuta in difesa del camice bianco.

L’aggressore si sarebbe quindi dato alla fuga, ma grazie alle telecamere di sorveglianza le forze dell’ordini sono riuscite a risalire alla sua identità attraverso la targa del veicolo.

Per l’uomo è scattata una denuncia per violenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio.

“Ho parlato con il ministro della Salute, Roberto Speranza, chiedendo di venire quanto prima a Napoli per una serie di sopralluoghi negli ospedali cittadini che da tempo sembrano essere diventati delle vere e proprie trincee”. Così, in seguito all’episodio, la vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Michela Rostan. Nella sua risposta Speranza avrebbe confermato la propria disponibilità, oltre a fornire rassicurazioni circa il fatto che la sicurezza del personale sanitario è inserita tra i temi principali della sua agenda.

Per Rostan ci troviamo di fronte a una situazione drammatica per la quale bisogna avviare una serie di azioni concrete. “A partire – sottolinea la deputata – da presìdi fissi di forze dell’ordine all’interno dei nosocomi e dall’approvazione della legge che riconosce la qualifica di pubblico ufficiale al personale in servizio”.

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