Il presidente degli oculisti italiani Matteo Piovella ha annunciato di aver denunciato casi di numerosi ottici che fanno diagnosi come oculisti
Quello degli ottici che fanno diagnosi come oculisti è un fenomeno che sta dilagando e sul quale la Soi (Società Oftalmologica Italiana) lancia un allarme.
Il presidente degli oculisti italiani Matteo Piovella ha infatti denunciato di aver denunciato alla Magistratura casi di ottici che fanno diagnosi come oculisti per abuso di esercizio della professione medica.
“In oculistica – dichiara Piovella – centinaia di migliaia di pazienti si confrontano con figure non sanitarie quali ottici e sedicenti così detti optometristi operanti in un esercizio puramente commerciale”.
Non solo. Secondo Piovella in troppi affidano inconsapevoli la salute dei propri occhi a personale non qualificato. Sedicenti professionisti che “nulla hanno da condividere con la medicina, grazie all’illegittima disinformazione subdolamente sostenuta”.
“Una politica poco attenta a tutelare i pazienti – prosegue il presidente degli oculisti italiani – induce, per meri motivi elettorali, il personale infermieristico a commettere questo reato negli ospedali e, soprattutto, nei Dipartimenti di Emergenza dei Pronti Soccorsi”.
Piovella ha segnalato che da oltre un anno è in contatto con il Ministero della Salute.
L’obiettivo è attivare i necessari controlli per il rispetto di una corretta informazione a vantaggio dei cittadini.
Cittadini che, spesso ignari, si rivolgono ai negozi di ottica o negli “ambulatori” dei sedicenti Optometristi.
“Soi – ha affermato Piovella – in questo ambito ha presentato denunce presso 32 procure della Repubblica nel 2016. E’ indispensabile informare i cittadini che quando un infermiere porta sul cartellino di riconoscimento la scritta dottore/dottoressa e si fa chiamare di conseguenza”.
Comportamenti che costituiscono “un grave reato che impedisce ai pazienti di esercitare il loro diritto di controllo dell’iter di cura a loro prestato e delle eventuali azioni legali collegate”.
“Massimo rispetto – ha concluso – per tutte le professioni ma ognuno faccia il proprio mestiere: quello per cui ha studiato ed è preparato a svolgere”.
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