La volontà di tutelare il consumatore impone regole di packaging del pane precotto che non hanno intento discriminatorio

La Suprema Corte di Cassazione ha delineato nell’ordinanza 14712/2020 le differenti modalità di etichettatura e confezionamento del pane precotto rispetto a quello fresco, nella medesima ordinanza viene chiarito come tale obbligo non sia per nulla discriminatorio l’obbligo, ma risponda a criteri di tutela e salvaguardia del consumatore.

Il caso ha avuto inizio quando una società ha opposto una ingiunzione che contestava alla società di aver messo in vendita del pane precotto non rispettando gli obblighi previsti per il confezionamento e l’etichettatura.

I ricorrenti contestavano la mancata applicazione della norma europea sulla parità di trattamento tra i diversi operatori commerciali.

Chiedevano quindi che la questione venisse rimessa alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia europea. Successivamente la Suprema Corte ha chiarito nella citata ordinanza, come l’unica ratio sia la tutela del consumatore e  non via sia di contro alcuna ragione economica o preferenza per la produzione artigianale. La Corte ha inoltre ribadito che tutte le limitazioni che vengano poste a tutela del consumatore debbano considerarsi legittime e giustificate e non in contrasto con principi generali affermati dall’UE.

La carenza di motivazione contestata in relazione alla provenienza non comunitaria del semilavorato è stata ritenuta infondata dalla Corte di Cassazione, che al contrario ha valutato positivamente le motivazioni addotte dalle Corte d’Appello.

Ugualmente rigettata è stata la censura riguardo all’attribuzione della responsabilità al legale rappresentante stante la complessa struttura della governance. Rilevava la suprema corte che laddove manchino indicazioni precisi riguardo alla struttura aziendale e alle responsabilità assegnate a ciascun dirigente, la responsabilità ricade sul legale rappresentante.

La Corte rigettava, dunque, il ricorso confermando quanto disposto dal giudice del gravame e dal giudice di prime cure.

                                                               Avv. Claudia Poscia

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