I Consulenti tecnici chiedono una revisione del Testo Unico Spese di Giustizia relativamente alle procedure di riconoscimento dei propri compensi in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato

Ottenere la modifica legislativa del Testo Unico Spese di Giustizia relativamente alla procedura, disciplinata dall’articolo 131 n. 3. E’ l’obiettivo di un gruppo di CTU, psicologi e non, che puntano a fare rete dal basso per vedersi riconosciuto il diritto  al pagamento delle spettanze stabilite dal giudice con giusto decreto nei processi in cui vi è ammissione a patrocinio a spese dello Stato.

L’articolo in questione prevede, infatti, che “gli onorari dovuti al consulente tecnico di parte e all’ausiliario del magistrato, siano prenotati a debito a domanda, anche nel caso di transazione della lite, se non è possibile la ripetizione dalla parte a carico della quale sono poste le spese processuali, o dalla stessa parte ammessa, per vittoria della causa o per revoca dell’ammissione. Lo stesso trattamento si applica agli onorari di notaio per lo svolgimento di funzioni ad essi demandate dal magistrato nei casi previsti dalla legge e all’indennità di custodia del bene sottoposto a sequestro”.

In base alla disciplina vigente, dunque, le spese del consulente tecnico di parte e ausiliario del magistrato , liquidate dal magistrato con decreto, devono essere anticipate dallo stato . A tal fine il cancelliere trasmette in duplice copia all’ Ufficio Spese di giustizia il decreto di liquidazione , notificato a tutte le parti processuali , unitamente a copia conforme del decreto di ammissione a patrocinio a spese dello Stato relativo al procedimento . All’esito del pagamento il cancelliere deve provvedere all’annotazione della spesa anticipata sul foglio notizie, con indicazione del numero di modello 1 ASG .

Gli onorari del consulente , liquidati dal magistrato anche nel medesimo decreto, non possono essere anticipati dall’erario. Il consulente può chiederne il pagamento alle parti a carico delle quali il giudice le ha poste. Se le parti non provvedono spontaneamente al pagamento, il consulente deve farne esplicita richiesta preferibilmente con raccomandata AR, anche se la normativa non stabilisce le modalità della richiesta.

Se le parti non provvedono ancora al pagamento, il consulente ne chiede la Prenotazione a debito, esibendo al cancelliere copia della suddetta raccomandata. Il cancelliere, a seguito della richiesta, provvede alla prenotazione ed alla relativa annotazione sul foglio notizie. A questo punto il consulente dovrà attendere che la Sentenza passi in giudicato e che lo Stato si attivi per il recupero delle spese ex artt. 133 e 134 del DPR 115/2002, tramite l’Ufficio recupero crediti.

Se lo Stato recupererà la somma prenotata, la riverserà al consulente con mandato emesso dall’ Ufficio spese di giustizia. In caso contrario, il consulente non sarà retribuito (C. Cost. sent. n. 287/2008 ) .

Per i CTU non si comprende il motivo per cui il legislatore “improvvisamente abbia deciso di risparmiare, punendo un terzo ‘innocente’, il professionista, che ha effettuato una prestazione utile per la causa”.

“L’incongruenza – sottolinea la psicologa Maria Cristina Passanante –   è massima nei procedimenti per accertamento tecnico preventivo (ATP) che si sostanziano appunto nella consulenza ed in cui, non essendovi una statuizione sul merito, spesso non vi è una condanna alle spese. Inoltre, la fase di merito è meramente eventuale ed il professionista avrà serie difficoltà a sapere se la stessa sarà instaurata, come e quando si concluderà”.

La norma è stata più volte sottoposta al giudizio della Corte costituzionale che ne ha sempre confermato la legittimità. Tuttavia – afferma ancora Passanante – “non conosco un solo CTU in tutta la penisola che sia riuscito ad incassare l’onorario disposto dal giudice”.  Da qui l’appello a unire le forze e ad organizzare, qualora fosse necessario, uno sciopero nazionale insieme alle altre categorie professionali che si vedono quotidianamente negato il proprio onorario.

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