Il reato di patrocinio o consulenza infedele è un reato contro l’amministrazione della giustizia e segnatamente contro l’attività giudiziaria. Ecco i chiarimenti della Cassazione a riguardo.

Con la pronuncia 27394/2016 la Suprema Corte ha fatto il punto in merito al patrocinio infedele del legale fornendo dei chiarimenti molto importanti.

La sentenza in commento ha infatti confermato la condanna ad un anno di reclusione e 516,00 euro di multa, oltre il risarcimento dei danni a favore della parte civile, ad un avvocato.

Costui si era reso infedele ai doveri professionali.

Nel caso di specie, il patrocinio infedele del legale si era sostanziato per mezzo di omissioni e assenze dello stesso.

Costui, dopo essere comparso alla prima udienza, non aveva più partecipato al processo. L’avvocato era risultato assente in diverse udienze successive.

Addirittura, si era fatto sostituire in una di queste da persona non legittimata.

Ma cosa si intende, di preciso, per patrocinio infedele del legale?

Ebbene, il reato di patrocinio o consulenza infedele, è un reato contro l’amministrazione della giustizia. E, segnatamente, contro l’attività giudiziaria.

Lo scopo è quello di tutelare il regolare funzionamento della giustizia, richiedendo ai patrocinatori delle parti processuali private di un giudizio il rispetto di minimi essenziali canoni di correttezza e lealtà.

Allo stesso tempo vi è anche in rilievo l’interesse proprio dell’assistito/cliente ad essere rappresentato e difeso con professionalità, diligenza e buona fede. Principi che, in caso di patrocinio infedele del legale, non vengono rispettati.

In sostanza, il reato in questione si dice integrato ogni volta che essendo pendente un procedimento davanti all’autorità giudiziaria il patrocinatore elude i proprio doveri professionali, arrecando un sanno con la propria condotta.

Non solo.

Il nocumento deve necessariamente essere una conseguenza diretta del comportamento infedele dell’avvocato. E, a sua volta, l’infedeltà deve essere valutata con riferimento non al mandato ricevuto, quanto piuttosto ai doveri di correttezza professionale che costituiscono il retroterra deontologico del patrocinatore, come ben illustrato nell’approfondita analisi su tale argomento dell’Avv. Alessandra Russo.

 

 

 

 

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1 commento

  1. Avv. Alessandra Russo le do un caro saluto.
    Sono Antonino Gianì, leggendo la pronuncia della Suprema Corte in merito al patrocinio infedele del legale, pubblicato dal responsabile civile per la tutela del cittadino danneggiato, intravedo uno spiraglio per una situazione penale e civile ingarbugliata dall’avvocato patrocinante difensore di mia moglie, Monaca Rosa Maria; che ha lavorato alla dipendenza della Cooperativa NCS con contratto a tempo indeterminato, dal 2001 per conto del Consorzio Universitario di Ragusa ( Sicilia) fino al 31/ 07/2006, Anno in cui il Consorzio Universitario di Ragusa, per motivi gestionali illegali causati dall’amministratore unico, non ha interdetto il rapporto con la N.C.S. ha deliberato di assumere tutto il personale in servizio appartenente alla società; il Consorzio demandò all’amministratore unico di inviare l’elenco di tutti i lavoratori però non indicò il nominativo di Monaca Rosa Maria che gli spettava per diritto, in quanto faceva parte del personale della N.C.S. ma, ben si, quello del cognato Blandizzi Salvatore.
    Dopo raggiri e promesse fatte dall’amministratore, abbiamo tentato con l’ufficio della conciliazione per l’integrazione al posto di lavoro, ma anche qui, siamo stati raggirati. Dopo quattro anni iniziata la causa penale, con l’avvocato Tommaso, penalista, e giudice onorario al Tribunale di Ragusa, depositata il 19/ Luglio 2011, il 20/ Febbraio 2012, arriva l’avviso del tribunale se si voglia archiviare, mia moglie in fiducia consegne la lettera all’avvocato per rigettare l’archiviazione, lui si appropria del suddetta, e da quel momento dopo ennesime richieste, non abbiamo ricevuto più notizia! Al che, dopo lunghe attese, siamo andati con una avvocatessa alla cancelleria e ci hanno confermato che la causa era già archiviata! l’avvocato ci confermò che non sapeva niente. Noi abbiamo chiesto il ricorso in Cassazione. A Dicembre 2014 si avvia Ricorso, il ricorso non è ancora partito: colpa, dice lui dagli amministratori del Tribunale. A maggio parte il ricorso. (A, dimenticavo: assieme al ricorso la causa civile che è ancora in corso.) Un parente di mia moglie un ex notaio entra nel sito della cassazione, e legge che la causa penale è stata archiviata perché l’avvocato Patrocinante non si è presentato in camera di consiglio dal GP. Siamo rimasti senza parole dopo avere speso tanti soldi la giustizia ci ha traditi. a parte il danno economico causato, per il quale non ci siamo potuti sollevare e siamo in debito perpetuo.
    E’ scritto: la Legge è uguale per tutti! Per questo caso può esserci una speranza di avere ciò che ci è stato sottratto?
    Grazie!

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