La violazione della regola di condotta posta a carico del pedone non è sufficiente ad escludere del tutto la colpa dell’investitore; in tali casi, il giudice è tenuto ad operare un logico ed apprezzabile bilanciamento di entrambe le condotte lesive

La vicenda

Mentre si trovava, come pedone, sulla strada pubblica intenta a coadiuvare il padre in una manovra di parcheggio, veniva investita da un autofurgone rimasto non identificato che si era dileguato, omettendo di prestarle soccorso.

A seguito dell’urto la donna riportava lesioni personali, per il risarcimento delle quali evocava in giudizio, dinanzi al giudice di pace di Locri, il Fondo Garanzia Vittime della Strada (FGVS); la domanda, tuttavia, veniva rigettata in quanto le risultanze istruttorie avevano consentito di affermare che, pur accertato l’investimento da parte del veicolo rimasto non identificato, la condotta imprudente della vittima, consistente nell’essersi intrattenuta sulla strada senza che ve ne fosse alcuna necessità ed in presenza di traffico, fosse tale da integrare la violazione dell’art. 190 C.d.S. e, che tale condotta avesse avuto esclusiva efficienza causale in relazione all’evento.

In appello, il Tribunale di Locri respingeva l’impugnazione proposta dall’originaria attrice, poiché l’istruttoria svolta non consentiva di ritenere che le lesioni subite a seguito dell’incidente “potessero essere riconducibili ad un sinistro stradale cagionato dalla condotta dolosa o colposa del conducente dell’autoveicolo rimasto non identificato”.

In altre parole, per il giudice di secondo grado le risultanze istruttorie non consentivano di verificare che l’unico soggetto responsabile nella causazione del sinistro fosse stato il conducente del veicolo rimasto sconosciuto, ritenendo che la regola di cui all’art. 2054 c.c., fosse applicabile “esclusivamente nell’ipotesi di scontro fra veicoli, con la conseguenza che la responsabilità del veicolo rimasto sconosciuto doveva essere accertata secondo la regola generale contenuta nell’art. 2043 c.c.”

Ebbene, proprio quest’ultimo punto è stato censurato dalla danneggiata col ricorso presentato ai giudici della Suprema Corte.

La Terza Sezione Civile della Cassazione (ordinanza n. 22544/2019) ha ritenuto fondato il rilievo prospettato con riferimento alla violazione dell’art. 1227 c.c., per l’omessa motivazione sul concorso di colpa delle parti coinvolte nell’incidente, nonché dell’art. 2054 c.c., la cui applicazione, per le ipotesi di investimento del pedone, era stata erroneamente esclusa dal Tribunale.

La giurisprudenza di legittimità ha infatti avuto modo di chiarire che “in materia di responsabilità civile derivante da sinistri stradali, stante la presunzione del 100% di colpa in capo al conducente del veicolo di cui all’art. 2054 c.c., comma 1, ai fini della valutazione e quantificazione di un concorso del pedone investito occorre accertare, in concreto, la sua percentuale di colpa e ridurre progressivamente quella presunta a carico del conducente” (Cass. 2241/2019, Cass. 5399/2013; Cass. 24472/2014).

In buona sostanza la violazione della regola di condotta del pedone, accertata nel caso di specie ed ascritta all’art. 190 C.d.S., non era sufficiente ad escludere del tutto la colpa dell’investitore ed avrebbe imposto al giudice di merito di operare un logico ed apprezzabile bilanciamento di entrambe le condotte lesive.

Per tali motivi, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al giudice di merito per un nuovo esame.

La redazione giuridica

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