Il Giudice si discosta dagli esiti della CTU medico legale in quanto il consulente includeva postumi non derivanti dal sinistro ed indicava l’età del danneggiato in modo errato (Corte d’Appello di Reggio Calabria, Sentenza n. 336/2021 del 03/06/2021 RG n. 186/2016- Repert. n. 609/2021 del 03/06/2021)

Viene proposto appello avverso la decisione del Tribunale di Reggio Calabria n. 1255 del 14.1 0.2015.

Con atto di citazione , il pedone citava in giudizio dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria il conducente, proprietario e Assicurazione, dell’autocarro investitore per sentirli condannare al risarcimento dei danni derivanti dal sinistro stradale del 09.03.2010.

Si costituiva in giudizio l’Assicurazione resistendo e concludendo per il rigetto della domanda.

La causa veniva istruita attraverso prove testimoniali e CTU Medico-Legale.

Il Tribunale di Reggio Calabria , con la sentenza n. 1255 del 14.10.201 5, accertava la responsabilità, ex art. 2054 c.c., del conducente dell’autocarro, condannando i convenuti, in solido tra loro, a risarcire al pedone i danni dalle lesioni personali subite, quantificati in euro 3.886,25 oltre interessi legali dal sinistro, inoltre condannava i convenuti, in solido tra loro, al rimborso delle spese di giudizio e di C.T.U. Medico-legale come liquidate.

Il Tribunale, in particolare, si discostava dagli esiti della CTU medico legale.

Quest’ultima accertava: “invalidità temporanea assoluta di 6 giorni, invalidità temporanea parziale al 75% di 20 giorni, invalidità temporanea parziale al 50% di 50 giorni, invalidità temporanea parziale al 2 0% di 30 giorni, postumi invalidanti del 6%”, sia perché non risultava provato che la causa della lussazione abituale della spalla fosse stata il sinistro in questione (per cui dal calcolo dell’invalidità temporanea assoluta andavano detratti i 5 giorni relativi all’intervento chirurgico alla spalla verificatosi, tra l’altro, a distanza di due anni dall’incidente , nonché i giorni dell’invalidità parziale al 20% ), sia perché i rilevati postumi invalidanti da esisti dolorosi di lesioni anatomiche articolari e riferita cervicalgia traumatica priva di riscontro medico legale andavano calcolati, secondo il barème di riferimento, dall’uno al tre per cento, per una misura totale -si legge in sentenza – “dell’8%” ; per cui, considerata l’età del danneggiato al momento del sinistro (si legge in sentenza, 43 anni), andavano calcolati: un punto percentuale di danno biologico per euro 1.131,50, un giorno di invalidità temporanea assoluta per euro 46,29, 20 giorni di invalidità temporanea al 75% per euro 694,20 e 50 giorni di invalidità temporanea al 50% per euro 1.157,25.

Inoltre, il Tribunale non procedeva ad una personalizzazione del danno non patrimoniale in mancanza di prova del pregiudizio morale o esistenziale ulteriore, mentre rilevava che il danno emergente -spese mediche come da ricevute verificate dal C.T.U. – di euro 793,31 andava attualizzato ad euro 857,01.

Tale decisione viene appellata dal danneggiato che lamenta il discostamento nella quantificazione e liquidazione del danno, dalle risultanze della C.T.U. e, in ogni caso, dall’ammontare del danno richiesto in citazione di euro 31.615,98, o quella somma maggiore o minore ritenuta più giusta, inoltre si duole l’appellante che il Tribunale, sbagliando sulla propria età (che all’epoca del sinistro aveva 33 anni e non 43 anni) si era discostato altresì dalla quantificazione dell’8% effettuata in sentenza.

Secondo l’appellante, “la lussazione abituale della spalla rientrava per antonomasia fra le conseguenze di eventi traumatici quale quello oggetto di lite e la circostanza che non fossero stati acquisiti elementi diagnostici e scientifici di segno invero avrebbe dovuto indurre il Tribunale a ritenere provato il dato”; inoltre, “il difetto di continuità cronologica, riferito alla data dell’intervento chirurgico di ritensionamento, non era dimostrativo del ritardato e, dunque, incompatibile sopraggiungere della complicanza” ; ed ancora, il danno non patrimoniale doveva essere personalizzato (incidendo sull’attività lavorativa, elettricista all’epoca), per la spalla calante ed il deficit motorio dell’articolazione interessata dalla lesione.

La Corte d’Appello ritiene le censure parzialmente fondate.

Il C.T.U., correttamente, ha dato atto del ricovero ospedaliero del periziando dal 28.04.2012 al 02.05.2012 per l’intervento chirurgico alla spalla, successivo a quello del 09.03.2010 relativo al giorno del lamentato sinistro; ma -osserva la Corte- non era compito del C.T.U. dimostrare il nesso causale tra i due periodi di ricovero, tra l’altro avvenuti ad oltre due anni di distanza l’uno dall’altro.

Occorre ribadire che la C.T.U. non è un mezzo di prova, e con essa la parte non può pretendere di scavalcare l’onere probatorio su di essa incombente.

Tenuto conto del certificato medico del 18.05.2010 di guarigione dell’appellante con postumi invalidanti, nonché della mancanza di prova che, successivamente alla data del predetto certificato medico, gli esiti del sinistro abbiano determinato la necessità dell’intervento chirurgico eseguito in difetto di continuità cronologica, giustamente e correttamente il Tribunale ha ritenuto sia di non poter considerare i cinque giorni dell’intervento chirurgico ai fini dell’inabilità temporanea assoluta (che, pertanto, è stata ridotta ad un solo giorno dagli originari sei giorni indicati dal C.T.U. ), sia di non poter considerare i trenta giorni di inabilità temporanea parziale al 20% (in C.T.U. espressamente riguardanti il “secondo ricovero dell’aprile 2012”).

Considerato ciò corretto, e tenuto conto che il C.T.U., quantificando nel 6% la percentuale di danno biologico da postumi invalidanti, ha considerato erroneamente anche gli esiti del predetto intervento chirurgico del 2012, la Corte d’Appello condivide la decisione del primo giudice di individuare la sussistenza di postumi invalidanti residuali tra l’uno ed il tre %.

Più in particolare, secondo la Corte, fino al 3% come da barème di riferimento della patologia riconosciuta in C.T.U. “esiti dolorosi di lesioni anatomiche articolari documentate (frattura tipo Hill -Sachs della testa dell’omero destro), con modesto deficit dell’escursione articolare”:

Quindi, ritenuta la sussistenza in capo all’appellante di postumi invalidanti al 3%, un altro errore del primo Giudice riguarda l’età del danneggiato (33 anni e non 43 anni), logicamente incidente nella quantificazione dei danni.

Secondo le tabelle di cui all’art. 139, 2° comma, D. Lgs. n. 209/2005, il danno subito dall’appellante è di euro 5.334,66 così ripartita: euro 2.594,26 per danno biologico permanente al 3%; euro 47,49 per un giorno di invalidità temporanea totale; euro 712,35 per venti giorni di invalidità temporanea parziale al 75%; euro 1.187,25 per cinquanta giorni di invalidità temporanea parziale al 50%; euro 793,31 per spese mediche documentate.

Per il resto , l’appello va rigettato per infondatezza, non sussistendo i presupposti per il riconoscimento del danno morale e della personalizzazione del danno non patrimoniale.

Le spese di giudizio seguono, tenuto conto del parziale accoglimento dell’appello, vengono compensate per la metà.

In conclusione, la Corte d’Appello di Reggio Calabria, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, quantifica in euro 5.334,66 i danni subiti dall’appellante in conseguenza del sinistro subito; condanna al risarcimento degli stessi i convenuti, in solido tra loro, oltre interessi legali ; conferma per il resto l’impugnata sentenza, anche relativamente alle competenze già liquidate dal primo Giudice ; condanna i convenuti, in solido tra loro, al pagamento, in favore dell’appellante delle spese del giudizio di appello che , compensate della metà , liquida in complessivi euro 2.688 ,50 , oltre spese generali e accessori.

Avv. Emanuela Foligno

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