Ogni appartenente all’associazione si sarebbe occupato di un preciso segmento della condotta criminale, volta all’indebita erogazione da parte dell’Inps di pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento

Avrebbero truffato l’Inps per conseguire indebitamente pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento. E’ quanto emerso da un’inchiesta coordinata dalla Procura di Potenza e denominata “il canto delle sirene”, che vede indagate 40 persone.

All’alba di ieri gli uomini della squadra mobile, su disposizione del Gip del capoluogo lucano hanno eseguito sei misure cautelari. L’ipotesi degli inquirenti è quella di un “sodalizio criminale composto da faccendieri, medici e avvocati” finalizzato al “compimento di truffe seriali ai danni dell’Inps”, la cui entità economica è ancora da quantificare. 

Le investigazioni, particolarmente complesse, sono state svolte, tra l’altro, attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, nonché attraverso l’osservazione degli indagati con la contemporanea ripresa video. 

E sarebbero state proprio le immagini delle telecamere a inchiodare alcuni dei falsi invalidi.

Tra loro, ad esempio, c’era il falso cieco che giocava a carte, ma anche una persona affetta da grave patologia depressiva che si esibiva come cantante folk. E ancora, il paziente che si presentava dal medico su una sedia  a rotelle e poi zappava l’orto una volta tornato a casa.

Per gli investigatori, ogni appartenente all’associazione si sarebbe occupato di un preciso segmento della condotta criminale volta, per l’appunto, all’indebita erogazione da parte dell’Inps della pensione di invalidità e dell’indennità di accompagnamento. 

Alcuni degli indagati si sarebbero occupati di reclutare persone anziane intenzionate ad avviare l’iter per il riconoscimento della pensione nonostante mancassero i necessari presupposti, altri avrebbero provveduto a creare la falsa documentazione sanitaria e altri ancora a seguire i contenziosi con l’Istituto nazionale di previdenza sociale fornendo anche assistenza legale nel caso di diniego della domanda. Insomma, a detta degli inquirenti, “un vero e proprio circuito criminale che operava in tutto il territorio di Potenza”. 

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