Secondo alcune stime realizzate dall’Inail, solo l’anno scorso le aggressioni nei nosocomi del Lazio sono state ben 150.

Contro le sempre più frequenti aggressioni a medici e infermieri, L’Assessore alla sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, lancia un appello: portiamo più poliziotti negli ospedali.

Già, perché sono ancora tanti i presidi sguarniti di posti di sicurezza. A cominciare dal Santo Spirito, il Cto di Roma 2, il San Filippo Neri e l’Ospedale Oftalmico.

Certo, alcuni ancora resistono, come il presidio fisso di Polizia all’Umberto I, o come quello di Tor Vergata. Ma non basta.

In alcuni nosocomi la presenza delle forze dell’ordine c’è, ma è minima.

È il caso del San Camillo, dove la presenza degli agenti dipende dalla disponibilità del commissariato di Monteverde. Pochi turni anche al Pertini, al San Giovanni e al Sant’Eugenio.

Una situazione a macchia di leopardo, che per l’Assessore necessita di un intervento con più poliziotti negli ospedali per garantire la sicurezza di medici e infermieri.

Nella giornata di domani, D’Amato incontrerà il prefetto Paola Basilone per definire i dettagli di questa proposta che vuole una presenza più massiccia dei poliziotti negli ospedali.

L’obiettivo è quello di concordare insieme un piano di sicurezza che possa risultare efficace.

I luoghi più esposti, come sempre, sono le guardie mediche e i Sert. Qui gli episodi di violenza dilagano, ma anche nei pronto soccorsi di tutta Italia la situazione è tesa.

“Chiederemo di cominciare a presidiare adeguatamente almeno il Grassi di Ostia e il Pertini col territorio circostante – afferma D’Amato – i poli più caldi della città per la posizione e il tipo di contesto socio economico”.

Anche al San Camillo verrà richiesta una presenza più corposa di forze dell’ordine. Anche perché la vigilanza privata quasi mai è sufficiente.

“Servono deterrenti più efficaci per prevenire le violenze in reparti e ambulatori”, conclude D’Amato.

Nel Lazio lo scorso anno sono stati 150 i casi di aggressione a medici, infermieri e operatori socio sanitari. Un’escalation di violenza intollerabile e, pare, sempre più difficile da arginare.

 

 

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