In materia di porto d’armi, uno degli elementi che concorrono alla valutazione di affidabilità del soggetto circa il buon uso delle armi è rappresentato dal contesto socio-familiare del richiedente

La vicenda

La ricorrente aveva impugnato il decreto col quale il Questore aveva respinto la sua istanza di rilascio del porto di fucile per l’esercizio della caccia.

Il provvedimento era fondato su un’articolata motivazione, nella quale si metteva in rilievo che il padre della richiedente:

  • risultava gravato da diverse vicende penali;
  • aveva presentato in anni passati tre diverse istanze di rilascio del porto d’armi per uso sportivo, tutte respinte: due, peraltro, dalla stessa Questura;
  • secondo le informazioni pervenute dai Carabinieri, frequentava abitualmente il nucleo familiare e l’abitazione della richiedente;
  • non svolgeva propriamente un’attività lavorativa “ma piuttosto si qualificava come parapsicologo, sciamano, esperto di medicina ordinaria e alternativa, esperto di medicine orientali, zoologia veterinaria, alimentazione curativa e scienze naturali, ed era conosciuto come guaritore e persona dedita alla magia”;

In tale contesto, gli stessi Carabinieri non avevano escluso la concreta possibilità di un acquisto di armi e munizioni da parte di quest’ultimo attraverso il titolo eventualmente rilasciato alla figlia richiedente.

Il Questore aveva, allora, ritenuto che il rilascio del porto d’ami alla figlia potesse essere pregiudizievole per la sicurezza pubblica e l’incolumità di terzi, considerata l’inaffidabilità del padre (per le vicende penali che lo avevano riguardato e per il comportamento assunto nei rapporti con gli uffici della Questura) e la facilità con cui questi avrebbe potuto venire in possesso delle armi ”in virtù della frequentazione familiare considerabile alla stregua di convivenza”.

Il ricorso al Tar

La ricorrente aveva tuttavia eccepito di essere in possesso delle certificazioni attestanti l’idoneità medica al rilascio del porto d’armi, l’abilitazione all’esercizio venatorio e l’idoneità al maneggio delle armi. Ma il Tar Piemonte (sentenza n. 993/2019) ha respinto il ricorso per le ragioni che seguono.

Secondo noti principi, l’Autorità di pubblica sicurezza, dovendo perseguire la finalità di prevenire la commissione di reati e/o di fatti lesivi dell’ordine pubblico, ha un’ampia discrezionalità nel valutare l’affidabilità della persona di fare buon uso delle armi, per cui la persona, che detiene armi, deve essere esente da mende ed al di sopra di ogni sospetto e/o indizio negativo e nei suoi confronti deve esistere la perfetta e completa sicurezza circa il corretto uso delle armi, in modo da scongiurare dubbi o perplessità sotto il profilo della tutela dell’ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività; la valutazione dell’Autorità di pubblica sicurezza, caratterizzata da ampia discrezionalità, persegue infatti lo scopo di prevenire, per quanto possibile, l’abuso di armi da parte di soggetti non pienamente affidabili, tanto che il giudizio di non affidabilità è giustificabile anche in situazioni che non hanno dato luogo a condanne penali o misure di pubblica sicurezza, ma a situazioni genericamente non ascrivibili a buona condotta.

Uno degli elementi che concorrono alla valutazione di affidabilità del soggetto circa il buon uso delle armi è rappresentato dal contesto socio-familiare del richiedente (T.A.R. Napoli, sez. V, 06/04/2016, n. 1685), essendosi affermato, al riguardo, che i provvedimenti inibitori in materia di armi possono essere legittimamente applicati anche nei casi in cui, pur non potendosi imputare direttamente nulla al titolare delle armi, vi sia una situazione di fatto che rende le armi stesse liberamente accessibili ad un terzo (convivente o meno) nei cui confronti vi siano fondate ragioni di sospetto (T.A.R. Parma, sez. I, 27/03/2015, n. 101).

La decisione

Nel caso di specie, il diniego impugnato era stato adottato dal Questore sulla base del sospetto che la domanda di rilascio del porto d’armi fosse stata formulata strumentalmente dalla figlia (diciottenne all’epoca della domanda) al solo fine di consentire al padre di aggirare tre precedenti dinieghi di rilascio del porto d’armi, consentendogli, in tal modo di acquistare ugualmente armi e munizioni.

Tale sospetto era stato motivato sulla base di considerazioni logiche e ragionevoli che il Tribunale amministrativo ha inteso confermare.

La redazione giuridica

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