Correre al pronto soccorso per due volte, accusare dolori lancinanti all’addome ed essere rispedito altrettante volte a casa per poi morire pochi giorni dopo. Succede a Taranto. “Sta bene, ci vediamo lunedì”, questa, secondo la stampa locale, sarebbe stata la risposta dell’equipe medico sanitaria alla paziente. La donna, madre di due bambini, aveva 47 anni ed era diabetica. Come spiegano i familiari in una lettera aperta, “non si può, nella professione medica, commettere un errore così enorme di valutazione”. “Se per due volte una persona – continuano –  viene a chiedere aiuto e tra la prima e seconda richiesta il quadro è cambiato ed evoluto in peggio e la seconda volta si viene congedati dopo pochissimi minuti, senza nessuna una visita né un controllo, e questa mancanza risulta fatale, qualcosa non va, non funziona. Abbiamo deciso di non accettare il tutto come fatale e ineluttabile”.

Per saperne di più abbiamo sentito il nostro esperto di Pronto Soccorso, il dott. Leonardo Donati


Dottore, la donna era diabetica con dolori all’addome ma viene rispedita a casa. Il medico del pronto soccorso ha un severo compito: interpretare i sintomi e decidere se è il caso di intervenire sulla paziente. Giusto?

Principalmente il medico del pronto soccorso ha il compito di individuare patologie che possono essere letali per il paziente o individuare patologie che possono recare gravi danni in un tempo rapido. E’ chiaro che ci sono alcune patologie che possono non essere trattate subito in pronto soccorso. Per esempio, gli ecodoppler per chi ha un dolore alla gamba da un po’ di tempo: questa è un’urgenza ma non un’emergenza. Nel caso specifico si può trattare di una patologia che, magari, può essere trattata dal medico curante. Sono molti i casi come questi che si presentano al Pronto Soccorso.  Va detto, però, che il dolore addominale va trattato diversamente. Bisogna capire bene la tipologia, da dove proviene e qual è l’intensità del dolore.

Nel caso della donna pare che i sintomi siano peggiorati dopo il primo accesso al pronto soccorso. Risulta evidente, quindi, conoscere la storia clinica del paziente per evitare questa tipologia di fatti. Cosa si sta facendo in tal senso?

Allo stato attuale, l’unico strumento che abbiamo per riscontrare se il paziente ha una storia clinica o meno è quello di andare a vedere se questi ha avuto o meno un accesso al pronto soccorso. Ci si sofferma quindi sulla completezza di ciò che ha riportato e scritto il collega precedente. Manca una cartella clinica specifica con annotazioni specifiche dei medici che sono intervenuti su quel paziente. Spesso i pazienti che si recano al pronto soccorso portano con sé faldoni carichi di documentazione clinica. Chi ha per esempio polipatologie ha una storia clinica lunga e complessa. Il lavoro che deve fare talvolta il medico del pronto soccorso è immenso. Se avessimo una banca dati dove attingere tutti i dati importanti sarebbe tutto più semplice. Pensiamo alle allergie, alle intolleranze. Al momento non c’è assolutamente niente e il pronto soccorso conta solo sugli accessi precedenti.

 

 

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