Per i Pm, l’iniziativa disciplinare che portò alla radiazione di Sergio Venturi dall’albo dei medici da parte dell’Ordine di Bologna era “dimostrativa della volontà intenzionale di discriminare e vessare il soggetto passivo”

L’iniziativa disciplinare nei confronti dell’assessore regionale alla Salute in Emilia-Romagna, “lungi dall’essere genericamente infondata”, fatto di per sé privo di interesse penale, era “dimostrativa della volontà intenzionale di discriminare e vessare il soggetto passivo, per ragioni diverse da quelle rese palesi in sede di contestazione disciplinare”. E’ quanto sostenuto nella richiesta di giudizio per i nove componenti della commissione disciplinare dell’Ordine dei medici di Bologna che il 30 novembre 2018 decisero la radiazione di Sergio Venturi dall’albo dei medici per una delibera che consentiva la presenza a bordo delle ambulanze dei soli infermieri specializzati. L’ipotesi di reato a carico degli indagati è di abuso di ufficio.

Venturi valuterà se costituirsi parte civile nell’udienza preliminare, fissata il 5 dicembre davanti al Gup Francesca Zavaglia. Lui stesso aveva annunciato lo scorso ottobre di essere oggetto di un procedimento disciplinare per un provvedimento relativo alle competenze sulle ambulanze di infermieri e medici.

Sul caso la Regione Emilia-Romagna aveva presentato ricorso alla Corte Costituzionale, lamentando un’invasione dell’autonomia.

Tra gli indagati non figura, invece, il presidente dell’Ordine bolognese, Giancarlo Pizza, che pur avversando la delibera della Regione, ma non presenziò alla commissione che decise la radiazione e quindi non finì nell’inchiesta.

Secondo i pm, i commissari agirono “violando i principi di imparzialità e buona amministrazione, imposti loro dai principi costituzionali e operando in palese carenza di potere (incompetenza) e in evidente eccesso di potere, trattandosi di censura non di un comportamento deontologicamente scorretto di un sanitario, bensì dell’adozione di un provvedimento di natura squisitamente politica”. Irrogando a Venturi la massima sanzione disciplinare, gli indagati gli avrebbero provocato “un ingiusto danno” per quanto fatto nell’esercizio della propria funzione pubblica di assessore alla Sanità.

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