Associazioni e sindacati medici puntano il dito sul definanziamento del Sistema sanitario. Lorenzin: “non si fanno le nozze con i fichi secchi”

Il rapporto Censis-Rbm presentato ieri nel corso del “Welfare day”, ha sollevato numerose reazioni, in ambito politico e tra le associazioni sindacali dei medici e dei dirigenti sanitari. Il rapporto evidenzia un incremento nel nostro Paese della spesa sanitaria privata, in correlazione con soprattutto con le lunghe liste di attesa, ma nel contempo mette in luce come sempre più italiani, gravati da problemi economici, rinuncino a farsi curare.

Per Anaao Assomed la ricerca “non dice niente di nuovo a chi, da tempo, va denunciando la progressiva, e non più silenziosa, diminuzione del perimetro della tutela pubblica della salute ed il conseguente incremento del welfare privato”. L’Associazione dei Medici e Dirigenti del Ssn rimarca come i risultati del rapporto Censis-Rbm rappresentino “il migliore testimonial per l’esistenza della sanità duale, cui molti da tempo stanno lavorando, e per il ‘si curi chi può’, ovvero un diritto alla salute declinato non più e non solo in base alla residenza, ma anche al reddito”. La politica, si legge nella nota, dovrebbe riconoscere i guasti prodotti da scelte all’insegna del definanziamento del sistema sanitario e della decapitalizzazione del lavoro dei suoi professionisti.

Critica nei confronti dell’operato del Governo anche l’Associazione Luca Coscioni che, tramite una dichiarazione di Filomena Gallo e Marcello Crivellini, rimarca come la situazione della sanità italiana vada a beneficio di “molti operatori sanitari che traggono profitto dall’attuale ‘organizzazione’ dell’intramoenia, mentre i Direttori Generali preferiscono applicarsi alla ‘affettuosa cura’ di appalti e nomine, piuttosto che alla difesa dei diritti di salute dei cittadini”. Per il segretario e il membro della direzione dell’Associazione le soluzioni potrebbero essere semplici, ad esempio “bloccare l’attività privata intramoenia quando le liste di attesa superano limiti accettabili e prevedere la sostituzione automatica dei Direttori Generali nelle realtà sanitarie responsabili di servizi qualitativamente scadenti e con tempi anomali”.

Non si fa attendere il commento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che rileva come il Sistema sanitario debba fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie stanno vivendo, sottolineando come l’ indagine Censis confermi la necessità di difendere l’aumento previsto del Fondo Sanitario per il 2017-18 da utilizzare, tra l’altro, per sbloccare il turn over e stabilizzare il personale sanitario precario, rifinanziare il Fondo per l’epatite C, coprire i costi dei nuovi farmaci oncologici e garantire a tutti i cittadini accesso gratuito alle cure. “Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi – ha affermato Lorenzin – La soluzione passa da una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa, soprattutto in alcune regioni italiane”.

“Quello che il Censis non rileva – prosegue il Ministro – è che alcuni territori del nostro Paese offrono modelli sanitari d’avanguardia, altre non garantiscono, come dovrebbero, il funzionamento della rete territoriale, prima e dopo il ricovero in ospedale. L’obiettivo è quello di uniformare l’intero territorio nazionale su questi standard elevati, così da permettere a ciascun cittadino di ottenere in tempi rapidi le prestazioni sanitarie di qualità”.

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