Il Sindacato Medici Italiani lancia una raccolta firme contro il regionalismo differenziato chiamando in causa, con una lettera aperta, i primi cittadini in quanto “responsabili della condizione di salute della popolazione dei propri territori”
Prendere posizione contro il regionalismo differenziato. E’ l’obiettivo della raccolta di firme lanciata dallo SMI (Sindacato Medici Italiani) presso studi medici, ambulatori e ospedali di tutto il Paese.
La stessa richiesta viene sottoposta, con una lettera aperta, ai sindaci italiani. Questi, infatti, “per il nostro ordinamento sono i primi responsabili della condizione di salute della popolazione dei propri territori”. A sottolinearlo è il segretario generale dell’Associazione, Pina Onotri.
“Vorremmo costruire insieme – spiega Onotri – un percorso per tutelare l’universalismo del Servizio Sanitario Nazionale e bloccare il provvedimento in arrivo in Parlamento che sancisce il regionalismo differenziato”.
L’autonomia differenziata prevede che ulteriori materie legislative, tra cui la sanità, siano date in esclusiva gestione alle regioni, sottraendole alla gestione congiunta dello Stato.
Inoltre, la decisione di destinare la quasi totalità dei proventi dei residui fiscali alle Regioni del Nord metterebbe in crisi il sistema perequativo dello Stato. In tal modo, secondo lo SMI, sarebbero a rischio “lo stato sociale, le infrastrutture, l’istruzione e la sanità di tutto il Paese”.
“Si assicurino a tutti i Comuni del nostro Paese – conclude Onotri – uguali prestazioni mediche e sanitarie e accesso alle cure per tutti i cittadini”.
Sul no al regionalismo differenziato, lo SMI ha avviato, anche, una petizione online sulla piattaforma Change.org indirizzata al Premier Giuseppe Conte. “Si apra, da subito, un dibattito partecipato con le professioni mediche, con quelle sanitarie, con le associazioni dei malati, con le istituzioni – si legge nel testo – per continuare ad assicurare il carattere di universalità all’assistenza medica e sanitaria in tutto il Paese. Si rinvii la scelta di volere votare tra pochi giorni in Parlamento la cosiddetta autonomia differenziata”.
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