“Nel caso di chiamata in causa del terzo responsabile da parte del convenuto la domanda attorea si estende automaticamente al terzo, pur in mancanza di apposita istanza dell’attore, in quanto si deve individuare il vero responsabile nel quadro di un rapporto oggettivamente unitario” (Cassazione civile, sez. VI, Sentenza n. 15232 del 01/06/2021)

Nel caso di responsabilità da cose in custodia, ex art. 2051 c.c., il custode risponde del danno anche se è ignoto chi è l’autore materiale del fatto dannoso in quanto: da un lato, il danneggiato ha l’onere di provare il rapporto di custodia, il danno ed il nesso di causalità tra cosa in custodia e danno; dall’altro lato, il custode ha l’onere di provare l’esistenza del caso fortuito.

Il proprietario di un immobile subisce danni a causa dell’infiltrazione proveniente dall’immobile sovrastante e conviene in giudizio la relativa proprietaria al fine di ottenere il risarcimento del danno.

Si costituiscono in giudizio la proprietaria deducendo che i responsabili dell’infiltrazione sono il Condominio o, in alternativa, la proprietaria di altro immobile che chiama in causa.

Il Tribunale di Roma rigetta la domanda dell’attore e la Corte d’Appello deduce che dall’espletata C.T.U. era emerso che l’acqua era fuoriuscita a causa della presenza di un frammento di laterizio nella conduttura dello scarico condominiale che aveva ostruito il passaggio dell’acqua; che la convenuta non poteva essere ritenuta responsabile del danno ai sensi dell’art. 2051 c.c., essendo stata, anzi, anch’ella danneggiata dalla fuoriuscita dell’acqua e che l’attore non aveva ritualmente e tempestivamente proposto alcuna domanda nei confronti del Condominio responsabile.

In ogni caso, secondo i Giudici d’appello, non era risultato provato chi fosse il soggetto responsabile della caduta del laterizio nel tubo di scarico.

Il soccombente propone ricorso per cassazione lamentando l’errore compiuto dalla Corte territoriale nella parte in cui ha non ha considerato che:

-“la convenuta, costituendosi nel giudizio di primo grado, aveva chiesto che ogni sua responsabilità venisse esclusa ed aveva indicato i soggetti responsabili nel Condominio o, in alternativa, nella proprietaria di altro immobile;

-in tal caso, pertanto, si trattava di una chiamata in causa del terzo responsabile per cui la pretesa risarcitoria era da ritenere estesa anche contro il Condominio senza bisogno di un’espressa formulazione in tal senso da parte sua;

-a nulla rilevava che non era stato provato chi fosse il soggetto responsabile della caduta del laterizio nel tubo di scarico in quanto le regole dell’art. 2051 c.c. costituiscono un’ipotesi di responsabilità oggettiva.!

Gli Ermellini ritengono il ricorso fondato e si focalizzano sulle due questioni giuridiche:

  1. nel caso in cui il convenuto contesta la sua responsabilità e chiama in causa il terzo responsabile, la domanda risarcitoria dell’attore è da intendersi estesa o meno automaticamente al terzo;
  2. se il custode della res debba rispondere anche se è ignoto l’autore materiale del fatto dannoso.

In relazione alla prima questione, la Suprema Corte afferma che “la domanda dell’attore, nel caso in cui il convenuto chiami in causa il terzo in garanzia, non si estende automaticamente al terzo in ragione dell’autonomia sostanziale dei due rapporti, ancorché confluiti in un unico processo; la domanda dell’attore, nel caso in cui il convenuto chiami in causa il terzo responsabile, invece, si estende automaticamente al terzo, pur in mancanza di apposita istanza da parte dell’attore, in quanto si deve individuare il vero responsabile nel quadro di un rapporto oggettivamente unitario”.

Riguardo il secondo aspetto giuridico, la Suprema Corte ritiene che nel caso di responsabilità da cose in custodia, ex art. 2051 c.c., il custode risponde del danno anche se è ignoto chi sia l’autore materiale del fatto dannoso.

I principi della responsabilità per custodia presuppongono che il danneggiato ha l’onere di provare il rapporto di custodia, il danno ed il nesso di causalità tra cosa in custodia e danno, mentre il custode ha l’onere di provare l’esistenza del caso fortuito.

La giurisprudenza in materia statuisce quanto segue.

La soluzione dell’estensione automatica della domanda dell’attore al terzo nell’ipotesi in cui il convenuto, in un giudizio di risarcimento del danno, contesti la sua legittimazione passiva, indichi un terzo come il vero legittimato passivo, e lo chiami in causa per ottenere la sua liberazione dalla pretesa attorea; in questo caso si versa nell’ipotesi di chiamata in causa del terzo responsabile e, pertanto, la domanda dell’attore si estende automaticamente al terzo anche in mancanza di un’espressa istanza dell’attore in quanto si tratta di individuare il vero responsabile nel quadro di un rapporto oggettivamente unico.

Invece, nell’ipotesi in cui il convenuto, in un giudizio di risarcimento del danno, chiami in causa un terzo ai fini dell’accertamento della sua concorrente responsabilità quale autore della condotta concorrente causalmente efficiente alla produzione del danno, senza che venga introdotto nel giudizio un distinto rapporto obbligatorio tra chiamante e chiamato; in questo caso la domanda dell’attore si estende al terzo anche in mancanza di un’espressa istanza dell’attore, in quanto la diversità e pluralità delle condotte produttive dell’evento dannoso non dà luogo a distinte obbligazioni risarcitorie e non determina il mutamento dell’oggetto della domanda, ma evidenzia esclusivamente una pluralità di autonome responsabilità riconducibili allo stesso titolo risarcitorio.

Ed ancora, qualora l’interventore volontario, in un giudizio di risarcimento del danno, assuma essere lui (o anche lui) – e non gli altri convenuti – il soggetto nei cui riguardi si rivolge la pretesa dell’attore; in questo caso la domanda dell’attore si estende automaticamente al terzo intervenuto anche in mancanza di espressa istanza dell’attore.

Unica eccezione di queste tre regole dell’estensione automatica della domanda è che l’attore, nelle ipotesi innanzi indicate, dichiari espressamente di non volere estendere la domanda al chiamato, o di volere fare valere la domanda esclusivamente nei confronti del convenuto.

La Suprema Corte, invece, è pervenuta alla soluzione della non estensione della domanda dell’attore al terzo:

-nell’ipotesi in cui il convenuto, in un giudizio di risarcimento del danno, faccia valere nei confronti del chiamato un rapporto diverso da quello dedotto dall’attore come “causa petendi”, come avviene nell’ipotesi di chiamata di un terzo in garanzia, propria o impropria o di azione condizionata di regresso nei confronti del terzo chiamato in coobbligazione; in questo caso è rimessa in via esclusiva all’attore la scelta di proporre o meno autonoma domanda anche nei confronti del terzo;

-nell’ipotesi in cui il convenuto, in un giudizio di risarcimento del danno, non contesti la sua legittimazione passiva e chiami in causa un terzo indicandolo come soggetto (cor)responsabile della pretesa fatta valere dall’attore e chieda soltanto di essere manlevato delle conseguenze della eventuale soccombenza nei confronti dell’attore; in questo caso si versa in un’ipotesi di chiamata in garanzia, nella quale non opera la regola della automatica estensione della domanda al terzo chiamato, atteso che la posizione assunta dal terzo nel giudizio non contrasta, ma anzi coesiste, con quella del convenuto rispetto all’azione risarcitoria;

-nell’ipotesi in cui il convenuto, in un giudizio di risarcimento del danno, contesti la sua legittimazione passiva e, solo in subordine, eserciti azione di garanzia nei confronti del terzo chiamato in causa; in questo caso si versa in un’ipotesi di chiamata in garanzia nella quale non opera la regola della automatica estensione della domanda al terzo chiamato.

Il Giudice di merito ha rigettato l’appello non perché il fatto lesivo fosse da considerarsi un esimente, ma perché il terzo rimaneva ignoto.

Per tale ragione la sentenza viene cassata con rinvio in diversa composizione per chiarire se il fatto del terzo ignoto possa, oppure no, essere qualificato come esimente.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile e vuoi ottenere, in breve tempo, il risarcimento del danno subito? Scrivici per una consulenza gratuita di procedibilità a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Liquido oleoso provoca la caduta, si al risarcimento per omessa custodia

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui