Nel processo civile per malpractice medica, la collegialità qualificata della CTU non è un mero formalismo: costituisce un requisito imprescindibile per la validità della sentenza. La mancata osservanza di questa norma, prevista dall’art. 15 della Legge Gelli-Bianco, può determinare la nullità della decisione e imporre l’espletamento di un nuovo accertamento tecnico collegiale (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 29 marzo 2026, n. 7577).
Con l’ordinanza depositata il 29 marzo 2026, la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione torna a blindare il rigore istruttorio nei giudizi di malpractice medica, sancendo un principio di diritto destinato a segnare il confine tra prove atipiche e accertamento tecnico necessario. Secondo gli Ermellini, il requisito della collegialità qualificata della consulenza tecnica, imposto dall’art. 15 della Legge n. 24/2017 (Legge Gelli-Bianco), non è una mera indicazione metodologica, ma una norma processuale inderogabile la cui violazione determina la nullità della sentenza.
Il caso: il valore della perizia penale nel giudizio civile
La vicenda trae origine dal ricorso dei familiari di un paziente deceduto a seguito di una presunta diagnosi tardiva di patologia tumorale e successive complicanze infettive. Sia il Tribunale che la Corte…





