Responsabilità sanitaria, la colpa del medico non basta se il nesso causale resta incerto

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Responsabilità sanitaria e prova del nesso causale tornano al centro del dibattito giurisprudenziale. Anche quando emerge una condotta imperita del medico, il risarcimento non è automatico: occorre dimostrare che quell’errore sia stato la causa dell’evento dannoso secondo il criterio del “più probabile che non”. In mancanza di tale prova, la domanda risarcitoria deve essere respinta.

Con l’ordinanza n. 34073 depositata il 24 dicembre 2025, la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione riafferma un principio rigoroso in tema di responsabilità sanitaria: l’accertamento di una condotta colposa o imperita dei medici non genera automaticamente un diritto al risarcimento. Senza la prova del nesso di causalità materiale tra l’errore e l’evento infausto, la domanda deve essere respinta.

La sentenza, in particolare, interviene su un tema di estremo interesse per i Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU): la gestione dell’incertezza probatoria nel nesso di causa

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