Il regime di incompatibilità si riferisce, dunque, a quelle situazioni in cui, per il medesimo evento invalidante, il cittadino richieda sia la prestazione a carico dell’INPS sia la prestazione a carico dell’INAIL (Tribunale di Frosinone, Sez. Lavoro, Sentenza n. 1051/2021 del 23/11/2021-RG n. 3114/2020)

L’Istituto ha proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 785/2020 emesso dal Giudice del Lavoro di Frosinone in data 6.11.2020 in favore della parte resistente all’opposizione, per il pagamento della somma di euro 2.581,29 a titolo di ratei maturati e non riscossi sull’assegno di invalidità ex art. 13 L. 118/1971. Con il ricorso monitorio la donna esponeva che con verbale del 10.12.2018 della Commissione Medico-Legale Inps di Frosinone veniva riconosciuta invalida con riduzione permanente della capacità lavorativa in misura dell’80%, con decorrenza dal 25.10.2018. Ha quindi presentato domanda per la liquidazione dell’assegno di invalidità, essendo in possesso dei relativi requisiti sanitari e socio-economici. Tuttavia, non ha ancora ricevuto dall’Inps la liquidazione della prestazione.

Ha precisato di essere esclusivamente titolare di rendita INAIL, conseguente ad infortunio sul lavoro subito in data 19.04.1996 e ha osservato che questa prestazione Inail non rientra nella valutazione del reddito (art. 14 septies L. n. 33/1980) né è incompatibile con la prestazione di invalidità civile Inps in quanto derivante da causa diversa.

A riprova della situazione reddituale al di sotto della soglia prevista dalla legge, ha prodotto attestazione ISEE.

A sostegno della opposizione l’Istituto ha eccepito il mancato assolvimento dell’onere della prova in relazione ai requisiti socio economici richiesti per il beneficio in esame. Ha evidenziato che l’onere della prova, a carico dell’istante, non può essere soddisfatto in sede giurisdizionale mediante la semplice produzione di autocertificazione che ha finalità probatoria nei soli rapporti con la p.a.

L’Inps ha inoltre richiamato il divieto di cumulo dell’assegno mensile ex art. 13 L. 118/1971 con altre prestazioni di invalidità o rendite Inail.

L’interessato, a fronte di due prestazioni incompatibili, può optare per il trattamento economico più favorevole. Tuttavia la donna non ha presentato alcun atto di rinuncia alla rendita Inail in godimento né effettuato alcuna opzione per l’assegno mensile di invalidità civile.

Per questi motivi, l’Inps non ha liquidato il beneficio e ha chiesto la revoca del decreto ingiuntivo opposto.

L’opposizione è infondata.

In tema di incompatibilità delle prestazioni, l’art. 1 comma 43 della L. 335/95 statuisce che “le pensioni di inabilità, di reversibilità o l’assegno ordinario di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, liquidati in conseguenza di infortunio sul lavoro o malattia professionale, non sono cumulabili con la rendita vitalizia liquidata per lo stesso evento invalidante, a norma del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, fino a concorrenza della rendita stessa“.

Sul divieto di cumulo sopra richiamato, la S.C. ha chiarito che “Il divieto di cumulo, posto dall’art. 1, comma 43, della l. n. 335 del 1995, delle prestazioni di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti con la rendita vitalizia liquidata dall’INAIL per il medesimo evento invalidante, non incide sulla titolarità del diritto, ma determina solo l’impossibilità per l’assicurato di conseguire l’importo della quota della prestazione di invalidità sino alla concorrenza della rendita“.

La S.C. ha inoltre statuito che “In tema di prestazioni previdenziali, il presupposto del medesimo evento invalidante posto a base del divieto di cumulo, di cui all’art. 1, comma 43, della l. n. 335 del 1995, si verifica in situazioni di invalidità connotate da completa sovrapponibilità, quando la prestazione a carico dell’INAIL e quella per l’invalidità pensionabile o l’assegno di invalidità a carico dell’INPS, siano fondate sullo stesso quadro morboso, potendosi ipotizzare solo in tal caso quella duplicazione di tutela che giustifica la scelta legislativa di un unico intervento del sistema di sicurezza sociale”.

In particolare, i principi sopra descritti sono stati recentemente ribaditi dalla S.C. in una fattispecie simili a quello in esame in cui l’interessato, già titolare di rendita Inail, ha rivendicato il diritto a fruire dell’assegno di invalidità civile. La S.C. con l’ordinanza n. 25197 del 2019 ha osservato che a tenore dell’articolo 1, comma 43, L. 335/95 l’assegno ordinario di invalidità liquidato in conseguenza di infortunio sul lavoro o malattia professionale non è cumulabile con la rendita vitalizia liquidata per lo stesso evento invalidante a norma del T.U. n. 1124 del 1965 fino a concorrenza della rendita stessa. In sostanza, qualora l’evento Invalidante sotteso alla concessione delle prestazioni a carico dell’INAIL e dell’INPS sia il medesimo i lavoratori possono cumulare solo la quota di pensione eccedente la rendita INAIL.

Il regime di incompatibilità si riferisce, dunque, a quelle situazioni in cui, per il medesimo evento invalidante, il cittadino richieda sia la prestazione a carico dell’INPS sia la prestazione a carico dell’INAIL.

Parte attrice ha dimostrato di non trovarsi in tale situazione.

La stessa infatti ha subito un infortunio sul lavoro in data 19.04.1996 con riduzione permanente propria capacità lavorativa pari al 20% per “rachide dorso-lombare: contrattura delle masse muscolari paravertebrali con spinalgia pressoria. Deficit di 1/3 dei movimenti di flesso-estensione, lateralità e rotazione del tronco”.

Successivamente, e a distanza di molti anni, con verbale del 10.12.2018 è stata riconosciuta invalida civile in misura pari all’80% per “sindrome di Turner, ipoacusia bilaterale medio-grave, diabete, poliartrosi, ipertensione, ipertrigliceridemia”.

Ergo, le patologie e situazioni invalidanti sottese alle due prestazioni (assegno di invalidità civile e rendita Inail) sono diverse e non connotate da completa sovrapponibilità.

Le doglianze dell’Inps relative al divieto sono infondate.

Per quanto riguarda i requisiti sanitari e socio economici richiesti per il beneficio invocato dalla donna, la stessa è stata riconosciuta invalida in misura superiore al 74%. Mentre dall’estratto contributivo risulta che non è occupata, e la certificazione ISEE attesta che nell’anno 2020 la sua situazione reddituale non supera il limite previsto per fruire dell’assegno.

Per tali ragioni viene affermato il diritto della donna a fruire dell’assegno di invalidità civile per il periodo da marzo 2020 a novembre 2020, con conseguente diritto al pagamento dei ratei maturati pari a euro 2581,29 (286,81 per 9 mesi), oggetto del decreto ingiuntivo opposto.

Spese di lite poste a carico dell’Inps.

Avv. Emanuela Folign

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