Rinnovo Acn, Smi rompe le trattative

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No ai tavoli separati. Il Sindacato minaccia di lasciare il tavolo di contrattazione con la Sisac senza una convocazione unitaria delle associazioni

Continuano tra Sisac e sindacati di area medica le riunioni incentrate sul rinnovo della convenzione dei medici di medicina generale; ma il nuovo testo proposto dalla Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati non riscuote l’apprezzamento delle Associazioni. L’ultima bocciatura arriva dallo Smi, che ieri – a seguito dell’incontro della propria delegazione con la controparte pubblica –  ha minacciato di lasciare il tavolo delle trattative a causa della costante situazione di stallo nel confronto, dell’assenza di significative novità sul nodo delle risorse e delle proposte da parte di Governo e Regioni, nonché della perdurante gestione della trattativa su tavoli separati imposta da alcune sigle sindacali.

“Vogliamo essere chiari – ha spiegato il segretario generale, Pina Onotri – questo rischia di essere un teatrino a danno dei medici. Non si può continuare un confronto su tavoli separati, come se i problemi con la parte pubblica si potessero superare divisi. Abbiamo bisogno di unità, pur con le diverse sensibilità, perché l’impoverimento della categoria è sotto gli occhi di tutti, dopo tanti anni di blocco contrattuale, di aumento dei costi di produzione (affitto, ambulatorio, strumentazione, innovazione tecnologica, personale..ecc) e della pressione fiscale”.

Onotri ha poi rilanciato le priorità dello Smi in ordine al contenuto della Convenzione: aumentare la quota capitaria e rivalutare, e finanziare, adeguatamente i costi di gestione e strutturali della rete di ambulatori dei medici di medicina generale. “Non solo – ha aggiunto il segretario- il lavoro si è trasformato sotto il peso di oneri burocratici e organizzativi, siamo solo sulla carta liberi professionisti, ma in realtà siamo tutti i giorni vittime delle ingerenze delle aziende pubbliche, senza avere gli stessi diritti di un dipendente. La provocazione: o veramente liberi di stare sul mercato o subordinati con diritti reali e salari adeguati”.

Per lo Smi la strada dovrebbe essere quella del ruolo unico, ma con il tempo pieno. Un contratto unico come via per un necessario ricambio generazionale che riparta da una diversa programmazione del fabbisogno per i prossimi anni, oltre alla necessità di una riforma dell’accesso e delle scuole di formazione, equiparate alle specialistiche, seguendo il modello europeo e superando quello attuale.

“Da mesi siamo in stallo – ha sottolineato Onotri – tra proposte grottesche come quella sull’h16, travolta dalla protesta popolare e dello Smi, e nuove bozze di Acn che rimangono nel solco di quelle, senza che Regioni e Governo prevedano intanto risorse adeguate e che si ripensi una riforma delle cure primarie centrata sulla necessità di prevedere servizi funzionali, e non rigidi, alla mutata domanda di salute. Infine, pensiamo che non si possa rimanere ostaggi della logica del ‘divide et impera’, interrompiamo, quindi, la contrattazione in attesa che finalmente si cambi rotta, in questo senso un primo segnale positivo da parte della Sisac deve essere la convocazione unitaria della trattativa già a gennaio e la fine dei tavoli separati”.

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