E’ accaduto in Corea del Sud, dove una gestante incinta di 6 settimane avrebbe perso il feto per uno scambio di identità con un’altra paziente che aveva richiesto l’interruzione di gravidanza

Un tragico scambio di identità avrebbe posto fine alla gravidanza di una donna in Corea del Sud, in una clinica di Gangseo, un distretto della capitale Seoul. Secondo quanto riportato dalla CNN, che cita agenzia di stampa locali, la gestante, incinta di sei settimane,  si sarebbe recata lo scorso 7 agosto presso la struttura sanitaria per ottenere degli integratori. Aveva scoperto da poco di essere in dolce attesa.

Una volta fatta accomodare su un lettino, tuttavia, un’infermiera, anziché gli integratori richiesti, le avrebbe iniettato dell’anestetico. Quindi sarebbe intervenuto un ginecologo per l’esecuzione dell’aborto.

La paziente, ignara di tutto, sarebbe quindi stata dimessa ma, dopo poche ore, sarebbe tornata nuovamente in clinica con una emorragia. Solo a quel punto il personale sanitario si sarebbe reso conto dell’errore: la donna era stata sottoposta all’interruzione di gravidanza al posto di un’altra paziente che aveva richiesto la procedura.

La polizia ha annunciato di aver avviato un’indagine sul caso. Il medico e l’infermiera, che avrebbero riconosciuto la loro colpevolezza, rischierebbero ora l’incriminazione per negligenza e lesioni.

In Corea del Sud, secondo le stime del Ministero della Sanità del paese, lo scorso anno sono stati effettuati circa 50.000 aborti. Attualmente la legge consente l’interruzione di gravidanza solamente in caso di gravidanze non volute in seguito a stupro o incesto, oppure se la gravidanza minaccia la vita della madre. Negli altri casi si tratta di una pratica illegale con conseguenze penali (multe o carcere) sia per le donne che per i medici. Tuttavia, la normativa dovrebbe cambiare alla fine del 2020 tant’è che, in vista della depenalizzazione, le condanne sarebbero diventate estremamente rare.

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