In attesa che in sede civile venga quantificato il risarcimento, i genitori della vittima si sono visti anche riconoscere un provvisionale di 25mila euro ciascuno
Omicidio colposo per colpa medica. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lucca ha condannato con rito abbreviato una ginecologa in servizio all’Ospedale San Luca alla pena di un anno di reclusione per il decesso di un neonato avvenuto a maggio del 2013 presso l’ex Ospedale di Campo di Marte.
Il Gup ha accolto in toto le richieste del Pubblico ministero che aveva indicato in un corposo fascicolo tutti i presunti errori commessi durante il travaglio: dalla rianimazione intrauterina (cambiamento di posizione, idratazione e amnioinfusione della paziente), alla somministrazione di ossitocina per correggere una distocia con arresto della dilatazione per un lungo periodo di oltre tre ore, sino all’assenza delle misure atte ad ottenere l’espletamento del parto nel più breve tempo possibile.
Secondo la ricostruzione della Procura, ci fu una scarsa attenzione ai tracciati cardiotocografici, la cui evoluzione aveva già evidenziato un possibile quadro di ipossemia cronica. Inoltre, nonostante gli evidenti segnali di sofferenza fetale, passarono 50 minuti dall’interruzione del parto vaginale all’espletamento del taglio cesareo; un intervallo di tempo eccessivo, tanto che quando si decise di intervenire chirurgicamente era ormai troppo tardi e il bimbo venne alla luce già morto.
Proprio la lettura dei tracciati nelle ore antecedenti al parto rappresenta d’altro canto l’elemento su cui si concentreranno i legali della difesa, che, dopo aver letto le motivazioni della sentenza hanno già preannunciato il ricorso in appello. Soddisfatto, invece, il legale della famiglia della piccola vittima, che, oltre alla condanna, ha ottenuto per i suoi assistiti, padre e madre, una provvisionale di 25mila euro ciascuno in attesa che in sede civile venga stabilito il risarcimento effettivo.
In seguito al tragico episodio, erano finite nel mirino della Procura, oltre alla ginecologa e per lo stesso reato, anche tre ostetriche che erano in servizio in Ospedale nelle ore di ricovero della puerpera. Una di loro è stata prosciolta in quanto le indagini hanno accertato che era entrata in servizio in orario successivo al verificarsi dei presunti errori commessi. Le altre due sanitarie, presenti in sala parto, sono invece state rinviate a giudizio; il processo di fronte al giudice monocratico è previsto a inizio gennaio del prossimo anno.
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